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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  i risultati della riforma augustea, si rivelarono fallimentari. i motivi di que-
             sta palese ostilità furono molteplici ed il problema più grave fu riscontrato nella
             di)coltà del popolo di accettare l’intromissione dello stato nei loro a/ari privati.
             l’impopolarità della lex fu dovuta anche al clima di paura di ritorsioni personali
             che condizionò e frenò gran parte delle denunce e all’imbarazzante situazione
             personale vissuta dallo stesso princeps.
                  egli, infatti, conduceva una vita privata tutt’altro che irreprensibile e che
             non corrispondeva a/atto ai precetti promossi dalle sue stesse direttive: secondo
             le malelingue aveva avuto rapporti omosessuali giovanili e, oltre ad aver sposato
             la sua terza consorte, livia drusilla, mentre era ancora incinta del suo primo
             marito, aveva un’unica Qglia, giulia, i cui comportamenti sessuali libertini erano
             il pettegolezzo dell’intera città. di fronte a tali scandali, augusto fu costretto a
             denunciarla come adultera, proteggendosi così dal disonore delle critiche e dal
             rischio di apparire ridicolo.

             5. Alto e basso Medioevo
                  nel Medioevo si assiste alla massima sovrapponibilità tra delitto e peccato.
                  tra i crimina-peccata, un posto di primo piano spetta al coitum luxuriosum
             che rappresenta - per deQnizione - “il” peccato. nei passi del Decretum dove si Qssa
             l’equivalenza di crimine e peccato mortale, l’esempio della fornicatio non mancava
             mai. i teologi s’erano sforzati di deQnire meglio le varie condotte che concretizzano
             il peccato di lussuria. la summa tomista ne aveva individuato sette specie: fornica-
             tio  simplex,  stuprum,  adulterium,  raptus,  sacrilegium,  incestum  e  peccato  contro
             natura.
                  essa è infatti vive in un triplice stato di sottomissione - le tre obbedienze:
             padre, marito, Qglio - ma può anche essere sottomessa al fratello, al cognato o, in
             mancanza di altri parenti maschi, al duca o a un signorotto. insomma, è una crea-
             tura considerata bisognosa di protezione e di guida. in una società come quella cri-
             stiana, che relega in secondo piano le donne, si discute ancora se la donna sia o
             meno dotata di un’anima, come l’uomo, oppure se ne sia priva, come gli animali.
                  nel Medioevo,  a  parte  alcune  protagoniste  di  rango  elevato,  la  donna
             comune, Qsicamente debole perché Qn da bambina nutrita male e vestita peggio
             dei suoi fratelli, chiusa in casa, dedita poi a Qgli e Qglie e a tessere e cucire, vive
             un’esistenza molto precaria, dipendente in tutto dall’uomo. le contadine lavora-
             no sodo per mantenere la famiglia, spesso numerosa. si sposano giovanissime, il
             più delle volte contro la loro volontà, partoriscono dagli otto ai dieci Qgli/e, una
             prole numerosa da accudire, nutrire, educare.
                  la vita nei campi era abbastanza dura.

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