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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli




                    “la querela era poco ascoltata, i fatti poco approfonditi, l’accusato poco
               interrogato”, soprattutto quando la vittima era una donna adulta e di estrazione
               sociale non elevata (lo stupro delle serve comportava solo un risarcimento del
               danno), e in particolare quando non vi era traccia né di delitto né di ferita Qsica
               grave.
                    la tesi della provocazione femminile avanzata dal reo veniva creduta e la
               macchia rappresentata dal delitto si riverberava sulla donna implicitamente con-
               dannata essa stessa per la violenza cui aveva partecipato, coinvolta così nell’inde-
               gnità. la vittima dunque temeva di parlare e le denunce erano rarissime, ancor
               più rare, lo si è detto, le condanne. la vittima soprattutto era subito sospettata,
               presumendosi in lei una porzione di responsabilità: il che rappresentava un modo
               per negare alla donna il ruolo e lo statuto di soggetto. a nulla rilevava la situazio-
               ne psicologica della vittima che si presumeva dovesse e potesse opporre resistenza.
               si  imponeva  dunque  l’idea  che  la  donna  -  è  questa  la visione  degli  stessi
               illuministi, restii a riconoscere la donna quale soggetto di diritto - aveva ceduto
               volontariamente.
                    la giustizia penale settecentesca, è ben noto, si caratterizza per una crudeltà,
               un arbitrio ed una ferocia che non hanno pari: l’arte del supplizio, costituisce una
               costante nell’amministrazione quotidiana della giustizia.
                    da un punto di vista legislativo le donne non godettero, almeno Qno alla
               rivoluzione Francese, degli stessi diritti degli uomini: non potevano amministra-
               re i propri averi, che erano gestiti dal padre o dal marito, erano escluse da quasi
               tutti gli impieghi pubblici e non potevano partecipare a nessun organismo rap-
               presentativo.
                    tuttavia si assistette a due importanti mutamenti relativi all’istruzione e al
               lavoro. infatti, presso le famiglie aristocratiche e borghesi, si era di/usa sempre
               più l’idea che fosse fondamentale garantire alle ragazze una certa istruzione, ben-
               ché sempre inferiore a quella garantita ai Qgli maschi. Fu così che molte nobil-
               donne ebbero accesso agli studi, anche se la maggior parte si indirizzò alle lettere
               e agli studi di stampo umanistico.

               8. Età contemporanea
                    tra la Qne del XViii e XiX secolo, fu abbandonata la Qgura dello stupro
               semplice (sine vi o stuprum volens), la depenalizzazione delle forme non violente
               di stupro era un modo per sottolineare il programmatico disinteresse della scien-
               za penalistica nei confronti di comportamenti non riconducibili ad una precisa
               lesione di diritto, per sottolineare insomma il processo di depeccatizzazione del
               diritto penale.

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