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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




             tutto il giudizio, per poi procedere in specie ad una ricognizione formale e ad
             accertare le circostanze dell’evento. È in questa fase del processo informativo, che
             la vittima di uno stuprum doveva non solo raccontare l’eventuale violenza subita,
             ma anche difendere la propria bona fama; ed è sempre in questo momento del
             rito che la vittima veniva sottoposta alla “formalis recognitio” da parte di almeno
             due ostetriche esperte, costituendo la verginitas il corpo del reato.
                  È quanto accade anche nel processo ad agostino tassi, venendo artemisia
             interrogata per la prima volta poco tempo dopo la presentazione della supplica
             paterna al santo padre.
                  l’audizione della giovane avviene secondo il modus procedendi tipico dei
             processi per stupro: prestato “iuramento veritatis dicendae”, alla domanda del-
             l’inquisitore “an sciat ipsa examinata causam propter quam ad presentem exami-
             nanda sit”, artemisia comincia a raccontare.
                  il racconto della giovane e le domande meticolose che le vengono poste
             seguono un iter ben preciso: da un lato all’inquirente preme sapere tutti i parti-
             colari  del fatto  denunciato,  mettendo  a verbale  ogni  osservazione fatta  da
             artemisia,  dall’altro  lato  la  donna  deve  dimostrare  di  essersi  opposta  al  suo
             aggressore con constans et perpetua voluntas, cercando in tutti i modi di difendere
             la propria onestà, essendo la visibilità della violenza il riscontro più certo di una
             sua volontà onesta.
                  ecco  dunque artemisia  narrare  le  circostanze  in  cui  conobbe agostino
             tassi e la sua ritrosia dinnanzi alle provocazioni dell’uomo: [...] Mio padre, aven-
             do amicitia strettissima con il detto Agostino tassi, il quale, per essere amico di mio
             padre, cominciò a praticare in casa [...] e cominciò detta tutia a persuadermi che
             detto Agostino era un giovane garbato [...] e tanto fece che mi indusse a parlare al
             detto Agostino [...] Una sera poi mi mandò a dire Agostino per un ragazzo di
             tutia che m’avrebbe voluto parlare un poco la sera e sentendo io fare quest’amba-
             sciata mi voltai e dissi: «Diteli che la sera non si parla alle zitelle [...]».
                  la giovane racconta poi di aver fatto chiaramente capire di essere una “zitel-
             la dabbene”, intenzionata a sposare colui che le avesse fatto la corte, corrispon-
             dendo in tal modo al modello di donna onesta elaborato dai giuristi: [...] Agostino
             cominciò a lamentarsi ch’io mi portavo male di lui e che non li volevo bene dicen-
             domi che me ne sarei pentita et io li risposi: «che pentire che pentire, chi mi vuole
             bisogna che mi metta questo» intendendo di sposarmi e mettermi l’anello e li vol-
             tai le spalle e me n’andai in camera e lui se n’andò via [...].
                  a questi fatti segue lo stupro, che viene narrato minuziosamente in quanto
             al giudice premeva accertare se il primo rapporto carnale con agostino fosse
             stato imposto cum vi oppure no e questa valutazione era più di)cile in assenza

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