Page 70 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli
tutto il giudizio, per poi procedere in specie ad una ricognizione formale e ad
accertare le circostanze dell’evento. È in questa fase del processo informativo, che
la vittima di uno stuprum doveva non solo raccontare l’eventuale violenza subita,
ma anche difendere la propria bona fama; ed è sempre in questo momento del
rito che la vittima veniva sottoposta alla “formalis recognitio” da parte di almeno
due ostetriche esperte, costituendo la verginitas il corpo del reato.
È quanto accade anche nel processo ad agostino tassi, venendo artemisia
interrogata per la prima volta poco tempo dopo la presentazione della supplica
paterna al santo padre.
l’audizione della giovane avviene secondo il modus procedendi tipico dei
processi per stupro: prestato “iuramento veritatis dicendae”, alla domanda del-
l’inquisitore “an sciat ipsa examinata causam propter quam ad presentem exami-
nanda sit”, artemisia comincia a raccontare.
il racconto della giovane e le domande meticolose che le vengono poste
seguono un iter ben preciso: da un lato all’inquirente preme sapere tutti i parti-
colari del fatto denunciato, mettendo a verbale ogni osservazione fatta da
artemisia, dall’altro lato la donna deve dimostrare di essersi opposta al suo
aggressore con constans et perpetua voluntas, cercando in tutti i modi di difendere
la propria onestà, essendo la visibilità della violenza il riscontro più certo di una
sua volontà onesta.
ecco dunque artemisia narrare le circostanze in cui conobbe agostino
tassi e la sua ritrosia dinnanzi alle provocazioni dell’uomo: [...] Mio padre, aven-
do amicitia strettissima con il detto Agostino tassi, il quale, per essere amico di mio
padre, cominciò a praticare in casa [...] e cominciò detta tutia a persuadermi che
detto Agostino era un giovane garbato [...] e tanto fece che mi indusse a parlare al
detto Agostino [...] Una sera poi mi mandò a dire Agostino per un ragazzo di
tutia che m’avrebbe voluto parlare un poco la sera e sentendo io fare quest’amba-
sciata mi voltai e dissi: «Diteli che la sera non si parla alle zitelle [...]».
la giovane racconta poi di aver fatto chiaramente capire di essere una “zitel-
la dabbene”, intenzionata a sposare colui che le avesse fatto la corte, corrispon-
dendo in tal modo al modello di donna onesta elaborato dai giuristi: [...] Agostino
cominciò a lamentarsi ch’io mi portavo male di lui e che non li volevo bene dicen-
domi che me ne sarei pentita et io li risposi: «che pentire che pentire, chi mi vuole
bisogna che mi metta questo» intendendo di sposarmi e mettermi l’anello e li vol-
tai le spalle e me n’andai in camera e lui se n’andò via [...].
a questi fatti segue lo stupro, che viene narrato minuziosamente in quanto
al giudice premeva accertare se il primo rapporto carnale con agostino fosse
stato imposto cum vi oppure no e questa valutazione era più di)cile in assenza
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