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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli




               di testimoni oculari e quando la vittima e l’accusato non erano degli sconosciuti,
               come in questo caso. la giovane racconta che l’accusato avendo serrato la porta
               a chiave mi spinse e dopo serrata mi buttò sulla sponda del letto, rendendo inutili
               i suoi tentativi di resistenza: [...] mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et
               alla bocca acciò non gridassi [...] e per lo impedimento che mi teneva alla bocca
               non potevo gridare, pure cercavo di strillare meglio che potevo chiamando tutia
               [...] e gli sgra gnai il viso e gli strappai li capelli [...].
                    per vincere il dubbio di una complicità della vittima era necessario non tra-
               lasciare nel racconto alcun dettaglio ed anzi la narrazione del dolore Qsico appari-
               va indispensabile per dimostrare la verginità, non essendo la querela di per sé
               prova su)ciente dell’avvenuta violenza. ecco dunque artemisia narrare di aver
               sentito un gran male che m’incendeva forte e l’inquisitore Francesco Bulgarello
               chiederle an reperierit se sanguinolentam in pudendis (o si ritroverà sanguinante
               per la vergogna), domanda alla quale la giovane risponde con semplicità, dichia-
               rando come all’epoca nulla sapesse “di come passassero queste cose”.
                    costante è nel processo informativo il ripetersi della domanda alla donna vit-
               tima di stupro di chiarire i segni da cui ha desunto la perdita della verginità e di
               spiegare in che modo abbia cercato di difendere il suo onore, essendo fondamen-
               tale anche il contegno tenuto dopo la violenza: [...] e dopo ch’ebbe fatto il fatto suo
               mi si levò di dosso ed io vedendomi libera andai alla volta del tiratoio della tavola
               e presi un cortello et andai verso Agostino dicendo: “ti voglio ammazzare con questo
               cortello  che  tu  m’hai  vittuperata”.  et  esso  apprendosi  il  gippone  disse:  «eccomi
               qua», et io li tirai con il cortello [...] con tutto ciò lo ferii un poco[...]. All’hora poi
               detto Agostino[...] mi disse: “Datemi la mano che vi prometto di sposarvi [...]”. e con
               questa buona promessa mi racquetai [...].
                    l’attenzione dell’inquirente si so/erma anche sui trascorsi amorosi della
               giovane. nel corso dell’interrogatorio viene chiesto an ipsa examinata cum ali-
               qua alia persona carnaliter agere abuit ultra quam cum dicto Agostino (se lei stes-
               sa,  esaminata,  abbia  avuto  rapporti  carnali  con  altra  persona  oltre  al  detto
               Agostino, per accertare che realmente fosse vergine all’epoca del fatto e fugare
               ogni dubbio di disonestà.
                    si giustiQca in tal modo anche la richiesta di dire an [...] a dicto Augustino
               fuerit unquam aliquid donatum et quid (se al detto Agostino sia mai stato dato
               qualcosa e cosa), allo scopo di accertare se la giovane avesse ceduto pecunia corrup-
               ta; domanda a cui artemisia risponde in modo netto, ribadendo la propria hone-
               stas: Detto Agostino non m’ha mai donato cosa alcuna perché io non l’ho voluto per-
               ché quel che facevo seco lo facevo solo che m’avesse a sposare vedendomi da lui vittu-
               perata [...].

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