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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  ricordiamo che per esistere il reato di stupro, occorreva che la donna fosse
             di onorata condizione sociale (diversamente non ci sarebbe stato un reato) e che
             la stessa avesse avuto una condotta pudica .
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                  per essere esentata da responsabilità, perlomeno giuridica, la donna doveva
             dimostrare di aver subito violenza e di aver opposto una resistenza Qsica, attiva e
             riconoscibile, prima, durante e dopo la violenza.
                  l’elemento della vis assunse gradualmente le sembianze di un fattore esi-
             mente solo in epoca imperiale e più precisamente con ottaviano che emanò la
             lex iulia de adulteriis coercendis. tale legge statuiva soprattutto in materia di
             adulterio, ma regolava in genere tutti i delitti contro il buon costume, infatti si
             fece comprendere anche lo stupro.

             4.4.3 Vis, fattore di esclusione del dolo della donna
                  perché  lo  stuprum  potesse  essere  considerato violento,  la  donna  doveva
             dimostrare la sua estraneità ai fatti portando prove della sua innocenza, era quin-
             di addossato su di sé l’onere della prova. le urla, le vesti lacerate, il luogo solitario,
             i segni di lesione e, non di minore importanza, le informazioni relative non solo
             all’onestà della donna, ma anche a quella dell’accusato, rappresentavano tutti
             indizi che concorrevano alla formazione del giudizio.

             4.4.4 legislazione del dominatio
                  dal terzo secolo d.c. la giurisprudenza comincia a divincolarsi dalle maglie
             della lex iulia de adulteriis per sussumere, lo stupro violento, nell’alveo del c.d.
             crimen vis, la Qgura delittuosa che sanzionava le condotte violente disciplinate
             dalla lex iulia de vi pubblica.
                  l’imperatore costantino riportò lo stupro in una dimensione monosogget-
             tiva, condannando la volontà della fanciulla, all’irrilevanza giuridica, fosse essa
             volens o nolens.
                  la castità maschile e femminile è la condizione ideale della vita cristiana e
             porta a considerare con sospetto il matrimonio stesso. la cultura clericale, in
             linea con i padri della chiesa, continui a considerare l’amore una passione nega-
             tiva, che allontana l’uomo dalla ragione e dalla virtù, una specie di malattia dei

             41  il retore Marco porcio latrone enumerò le condotte che la donna doveva tenere per non incorre-
               re in problemi e sembrare impudica. latrone a/ermava che la donna di costumi morigerati, che
               desiderava essere al sicuro dall’insolenza dei corteggiatori, usciva abbigliata quanto basta per non
               sembrare priva di cura, accompagnata da persone di età tale da indurre al rispetto uno spudorato.
               doveva tenere gli occhi rivolti verso terra, nei confronti di chi si dimostrava insistente nel salutare,
               sia scortese piuttosto che senza ritegno. con questi accorgimenti nessuna passione altrui irrom-
               perà nelle difese dell’integritas, lasciando così intendere che è il non aver predisposto queste pre-
               cauzioni a cagionare iniziative degli uomini.

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