Page 44 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli
impunemente costringere i propri schiavi a soddisfare ogni suo desiderio, anche
per mezzo di prestazioni sessuali, durante le quali veniva riservato loro esclusiva-
mente il ruolo di partner passivo. l’imposizione della propria volontà sessuale da
parte del vir era un motivo di vanto ed una consuetudine che coinvolgeva quoti-
dianamente mogli, schiavi e nemici sconQtti, ma che, allo stesso tempo, escludeva
qualunque concittadino, il cui status fosse considerato alla pari di quello dello
stuprator. Questa categoria di vittime ‘proibite’ comprendeva sia uomini che
donne nati liberi: i primi, infatti, sarebbero stati danneggiati dal punto di vista
della reputazione (come potevano, in fondo, essere dei veri dominatori dopo aver
subito sessualmente un altro uomo?), mentre le seconde non avrebbero più potu-
to dimostrare la legittimità dei loro Qgli e questo le avrebbe rese delle reiette in
una società che le aveva sempre relegate al ruolo speciQco di madri e mogli devote.
4.1 la condizione della donna nella società romana
l’esistenza della donna si svolgeva tutta in funzione della famiglia e del
matrimonio. Finché la donna restava nella casa del padre con lo status di filia
familias era sicuramente assoggettata ad un’ampia potestà, che genericamente
implicava facoltà e poteri in capo al pater e relativi doveri: di educarla, di alimen-
tarla, di acconsentire alle sue nozze, di esigere da lei la debita reverentia, e dunque
anche, se necessario, di correggerla; e in ciò, tra l’altro che si estrinseca il contenu-
to di quella patria potestas, di esclusiva pertinenza del padre (o dell’avo, se ancora
in vita), con i conseguenti ri essi patrimoniali.
come vedremo più speciQcatamente nel paragrafo seguente, nella legge
romana erano previsti due tipi di matrimonio: quelli sine manu e quelli cum
manu. nel primo caso, l’uomo non assumeva il possesso assoluto dei beni o della
persona della moglie, in quanto entrambi rimanevano in qualche modo legati alla
sua precedente famiglia. nel secondo, al contrario, il “passaggio di proprietà” era
completo: la promessa sposa, proprio come una moderna sabina, perdeva tutti i
legami civili che la tenevano unita ai suoi antenati, alla sua gens e ai suoi culti
domestici, e ne acquisiva di nuovi. ormai vincolata alla sua seconda domus, ella si
sarebbe occupata di custodirla, di onorarla praticando l’honestas, il pudor e la sim-
plicitas e di renderla illustre sia partorendo degli ottimi Qgli che educandoli “ai
principi e ai modelli di comportamento di un mondo pensato dagli uomini”.
È dunque in un contesto del genere, nel quale i viri reggevano saldamente
le redini del potere, ma sapevano anche di doversi a)dare alle donne per tenere
alta la rispettabilità delle loro casate.
paterno, alla scelta del coniuge si aggiunge il potere di interrompere il matrimonio del Qglio se gli
è più conveniente per stringere alleanze politiche o per soddisfare propri progetti economici.
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