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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  gli eventi che seguirono la sua morte, com’è noto, ripristinarono un equi-
             librio che era stato per troppo tempo violato dai vizi e dalla malvagità di una
             classe dominante ormai degenerata: scatenando una seconda secessione, i cives
             sconfissero definitivamente i decemviri e restaurarono una volta per tutte la
             perduta libertas. il rigido modello di comportamento imposto anche da questa
             vicenda alle donne romane era inequivocabilmente chiaro: la pudicitia valeva
             molto più della vita, e la morte, specie se finalizzata alla difesa dell’onore, altro
             non era che un inevitabile e pietoso atto di clemenza. pienamente in linea con
             questa mentalità, per tutta la durata dell’episodio, Virginia non osò mai profe-
             rire parola, né per esprimere i propri sentimenti né per provare a difendersi,
             mostrandosi quasi come una nuova ifigenia: sospinta con la forza all’altare del
             sacrificio, ancora pura ed attonita, infatti, senza poter pronunciare una pre-
             ghiera o un’accusa contro i carnefici, proprio come la figlia di agamennone,
             anche quella di Virginio perì per volere del padre, in modo che il vento della
             libertà  ritornasse  a  soffiare  sulle vele  ormai  rattrappite  ed  immobili  della
             repubblica.
                  il tutto accadde in una manciata di secondi, poi realizzato quanto era
             appena  successo,  appio claudio,  accecato  dalla  rabbia,  ordinò  che lucio
             Virginio venisse immediatamente arrestato, ma questi, con ancora in mano
             l’arma  coperta  del  sangue  della figlia,  aiutato  dalla  confusione  della folla,
             trovò scampo fuori dalla città. nel frattempo il tumulto fra il popolo si fece
             sempre più drammatico, con icilio e numitore che mostravano alla folla il
             corpo esanime di Virginia, a causa della scelleratezza del decemviro. appio
             claudio sempre più fuori di sé, ordinò la cattura di icilio, ma questi armato e
             fiancheggiato da un manipolo di seguaci si scagliò contro i littori, spezzando-
             ne le verghe, la rissa che ne seguì vide la fuga precipitosa di appio, che trovò
             rifugio presso l’abitazione di un altro decemviro: spurio oppio, il quale cercò
             subito di portare aiuto al collega, ma senza successo, e il senato venne convo-
             cato  sul  da farsi.  in  seguito  a  ciò  nasce una  rissa furibonda,  in  cui appio
             claudio  si  trova  di fronte  anche  due  patrizi benvisti  alla  plebe,  Valerio  e
             orazio.
                  Virginio intanto si recò al campo sul monte Vecilio per giustiQcare il pro-
             prio atto davanti all’esercito, che si schierò dalla sua parte, torna a roma e occupa
             l’aventino. icilio e numitorio istigano alla ribellione anche l’esercito in sabina,
             che si reca anch’esso all’aventino. per premere sui patrizi, tutta la plebe si spostò
             inQne sul Monte sacro, lasciando roma semideserta. dopo alterne vicende, il
             senato mandò inQne Valerio e orazio a parlare alla plebe, per ristabilire l’ordine
             e anche per proteggere i decemviri.

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