Page 38 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli
gli eventi che seguirono la sua morte, com’è noto, ripristinarono un equi-
librio che era stato per troppo tempo violato dai vizi e dalla malvagità di una
classe dominante ormai degenerata: scatenando una seconda secessione, i cives
sconfissero definitivamente i decemviri e restaurarono una volta per tutte la
perduta libertas. il rigido modello di comportamento imposto anche da questa
vicenda alle donne romane era inequivocabilmente chiaro: la pudicitia valeva
molto più della vita, e la morte, specie se finalizzata alla difesa dell’onore, altro
non era che un inevitabile e pietoso atto di clemenza. pienamente in linea con
questa mentalità, per tutta la durata dell’episodio, Virginia non osò mai profe-
rire parola, né per esprimere i propri sentimenti né per provare a difendersi,
mostrandosi quasi come una nuova ifigenia: sospinta con la forza all’altare del
sacrificio, ancora pura ed attonita, infatti, senza poter pronunciare una pre-
ghiera o un’accusa contro i carnefici, proprio come la figlia di agamennone,
anche quella di Virginio perì per volere del padre, in modo che il vento della
libertà ritornasse a soffiare sulle vele ormai rattrappite ed immobili della
repubblica.
il tutto accadde in una manciata di secondi, poi realizzato quanto era
appena successo, appio claudio, accecato dalla rabbia, ordinò che lucio
Virginio venisse immediatamente arrestato, ma questi, con ancora in mano
l’arma coperta del sangue della figlia, aiutato dalla confusione della folla,
trovò scampo fuori dalla città. nel frattempo il tumulto fra il popolo si fece
sempre più drammatico, con icilio e numitore che mostravano alla folla il
corpo esanime di Virginia, a causa della scelleratezza del decemviro. appio
claudio sempre più fuori di sé, ordinò la cattura di icilio, ma questi armato e
fiancheggiato da un manipolo di seguaci si scagliò contro i littori, spezzando-
ne le verghe, la rissa che ne seguì vide la fuga precipitosa di appio, che trovò
rifugio presso l’abitazione di un altro decemviro: spurio oppio, il quale cercò
subito di portare aiuto al collega, ma senza successo, e il senato venne convo-
cato sul da farsi. in seguito a ciò nasce una rissa furibonda, in cui appio
claudio si trova di fronte anche due patrizi benvisti alla plebe, Valerio e
orazio.
Virginio intanto si recò al campo sul monte Vecilio per giustiQcare il pro-
prio atto davanti all’esercito, che si schierò dalla sua parte, torna a roma e occupa
l’aventino. icilio e numitorio istigano alla ribellione anche l’esercito in sabina,
che si reca anch’esso all’aventino. per premere sui patrizi, tutta la plebe si spostò
inQne sul Monte sacro, lasciando roma semideserta. dopo alterne vicende, il
senato mandò inQne Valerio e orazio a parlare alla plebe, per ristabilire l’ordine
e anche per proteggere i decemviri.
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