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arteMisia 3.0. la condizione della donna nei secoli




                  Qualche considerazione sulla vicenda che sarà ampiamente sviluppata nei
             paragraQ successivi:
                    nonostante la donna abbia una Qgura centrale all’interno della narrazio-
             ne, di fatto non ne è la protagonista, in quanto il mito della fondazione della res
             pubblica  poggia  totalmente  sugli uomini,  dall’inizio  con  la  scommessa  sulle
             rispettive mogli, alla Qne con l’instaurazione della repubblica. l’unica azione di
             cui lucrezia si rende protagonista è quella in cui si toglie la vita. Viene esaltato lo
             stereotipo di donna pronta a sacriQcare la propria vita pur di difendere il proprio
             onore. per tutto il Quattrocento e seicento questo stereotipo additato a modello
             sia dagli uomini che dalle donne, è stato discusso;
                    la fattispecie è repressa nell’alveo dell’adulterio, in quanto viene coinvolta
             una matrona (donna sposata di onorata condizione), nel caso in cui non fosse
             stata sposata, l’ambito sarebbe stato quello dello stupro;
                    a giudicare sull’adulterium era un consilium domesticum, vale a dire un
             tribunale domestico;
                    è la vittima che deve provare la sua estraneità alla condotta criminale, poi-
             ché è automatico ritenere la sua compartecipazione al reato;
                    il disvalore della condotta del violentatore, indipendentemente dall’e/et-
             tiva volontà della donna, contamina, per così dire, il corpo della vittima, attraver-
             so la mera perpetrazione dell’atto carnale.
                  lucrezia è un mito fondante della romanità e della gens, la curiosità è che i
             romani oppongono l’atteggiamento di lucrezia alla cultura etrusca, ossia a una
             cultura che garantiva molte libertà alle donne. e qui di nuovo la trappola: pensare
             che  esaltare  la  difesa  a  oltranza  della “purezza”  manifesti un’idea “alta”  della
             donna,  che  ciò  incarni  tutto  lo  spazio  di  libertà  che  le  è  concesso.  Mentre  la
             donna etrusca, che partecipava ai banchetti, assisteva ai giochi sportivi e agli spet-
             tacoli, e si vestiva come voleva, non era realmente libera: era “perduta”.

             2.2 Appio claudio e Virginia
                  le vicende fra il decemviro appio claudio e Virginia, si sviluppano nella
             roma repubblicana della Qne del iV secolo a.c. . il nobile appio claudio, uno
                                                          25

             25  la cacciata dei tarquini, il crollo della società etrusca e le crescenti di)coltà economiche, legate
               principalmente alla crisi dei raccolti e dei commerci, ebbero pesanti ripercussioni sulla roma della
               prima metà del V secolo a. c. e contribuirono ad acuire il con itto sociale già presente tra nobili
               e plebei. Questi ultimi, ridotti quasi in schiavitù, a causa della fame e dei debiti, si ribellarono nel
               494 a. c. per mezzo della secessione sull’aventino, riuscendo così ad ottenere il riconoscimento
               delle loro assemblee e dei loro rappresentanti. Un simile risultato, tuttavia, non bastò a placare le
               agitazioni, poiché la plebe cominciò a pretendere anche la stesura di un codice di leggi che ponesse
               i cittadini più umili al riparo dalle arbitrarie applicazioni delle norme da parte dei patrizi, i quali,

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