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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli
il ruolo di completa passività della donna che si presenta, ancora una volta, come
un bene del quale l’uomo può servirsi a proprio piacimento. il tempo dedicato
alla moglie è sempre un tempo strettamente funzionale alla procreazione e che
non deve incidere e non deve ostacolare il proprio spazio sociale e le attività che
previste dal clan maschile di cui si fa parte.
2. I miti dello stupro
a partire dal mito, sono andati costruendosi i miti dello stupro. ecco quin-
di che sulla base di poche informazioni e in uenzati da false credenze, vengano
espressi giudizi errati. si delinea il proQlo della “perfetta vittima di stupro”, deQ-
nendo comportamenti e situazioni che possono causare un’aggressione sessuale:
vestirsi in modo provocante o lasciare scoperto il proprio corpo. l’elemento
provocatore della violenza è rappresentato dal corpo della donna (e non nello
sguardo dell’uomo), che fa scattare la violenza da parte dell’uomo, che è spinto
sotto un irrefrenabile impulso di eros. ecco perché ad esempio come vedremo più
avanti, le matrone romane dovevano coprirsi dal capo ai piedi, non lasciando nulla
di scoperto. la donna poteva uscire a capo scoperto, ma gli uomini potevano
divorziare da una donna sposata che non copriva il capo con un velo o con un
lembo di mantello, lo fece ad esempio gaio sulpicio galba. corollario di questo
discorso è il presupposto che la vittima sia attraente, le donne considerate non
attraenti di)cilmente sono considerate deputate a vittime di violenza;
bere alcolici. nel diritto romano esisteva lo ius osculi (Fig. 7), il diritto
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di bacio e la matrona che era sorpresa a bere vino poteva essere ripudiata o
uccisa ;
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comportarsi in maniera non honestae. la donna in tribunale doveva dimo-
19 lo ius osculi era il “diritto di bacio”, un’usanza introdotta dal diritto romano secondo cui una
donna baciava ogni giorno sulla bocca il marito, il padre e il fratello. il gesto, solo apparentemente
a/ettuoso, consentiva ai maschi di famiglia di “saggiarne” l’alito per controllare che non avesse
bevuto vino, violando un’antica legge che equiparava il bere alcolici per una donna all’infamia e
all’adulterio, ed era perciò punibile con la morte. la matrona sorpresa a bere il vino poteva essere
ripudiata o uccisa dal marito, col consenso dei più stretti congiunti. il divieto valeva per le donne
honestae e non per le malfamate probrosae, cioè attrici, ballerine, cameriere di taverna. il motivo?
le proprietà anticoncezionali e abortive attribuite al vino puro e soprattutto il nesso tra ubria-
chezza e sessualità: “qualunque donna sia smodatamente avida di vino chiude la porta alla virtù e
la apre ai vizi”, scriveva lo storico Valerio Massimo nel i sec. a.c.
20 egnazio Miceno uccise la moglie a frustrate perché aveva bevuto il vino; e per questo fatto non
solo non fu accusato, ma neppure biasimato, poiché tutti giudicarono che ella fosse stata punita
nel modo più esemplare per la violazione della sobrietà). plinio il Vecchio racconta che la moglie
di ignazio Mantenno, fu uccisa a frustate dal merito proprio perché aveva osato bere vino dalla
botte, mentre un’altra fu lasciata morire di fame perché aveva forzato la cassetta ove vi erano le
chiavi della cantina.
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