Page 27 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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Miti e stereotiPi Di Genere nel corso Dei secoli
la morale che si ricava dalla storia di phaedra è duplice, ovvero che delle
donne non bisogna Qdarsi e che un’accusa di stupro per quanto falsa è di)cil-
mente difendibile poiché la Qnzione di phaedra è resa credibile dall’impulso libi-
dinoso che di solito caratterizza i giovani uomini come ippolito;
Virilità predatoria come virtù politica. il ratto e lo stupro sono visti come
insostituibili momenti fondativi, al punto che molti popoli legavano le origini
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della propria dinastia ad una congiunzione violenta : i romani celebravano il leg-
gendario rapimento delle donne sabine, necessario per garantire la discendenza
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agli abitanti di roma (fig. 6).
15 costretta dal malvagio zio amulio a diventare una sacerdotessa e vincolata da perpetuo voto di
castità, rea silvia, la Qglia del legittimo re di alba longa numitore, fu vittima di uno stupro e,
per questo, molto probabilmente subì l’atroce condanna di essere murata viva nel campus
sceleratus di porta collina. secondo la tradizione, i due gemelli da lei partoriti, i futuri fondatori
romolo e remo, erano Qgli del dio Marte, l’unico che avrebbe potuto rendere motivo di gloria
per i suoi discendenti un atto turpe come la violazione di un voto sacro. tito livio ci tramanda
che la paternità di Marte venne ipotizzata dalla Vestale nel tentativo di nascondere la propria
colpa di fronte ad un oltraggio tanto grave: sia che fosse in buona fede, sia che intendesse attenuare
la propria colpa attribuendone la responsabilità a un dio, (rea silvia) dichiarò Marte padre della
prole sospetta. nato dall’ingravidamento non consensuale di una donna bella, nobile e sottomessa
(prima al volere dell’usurpatore amulio e poi alle brame del dio che più di ogni altro incarnava
l’essenza della ‘virilità del vincente’), romolo, secondo la tradizione letteraria fondò roma nel
753 a. c. per riuscirci, spodestò con la forza il tiranno che aveva ordinato la sua esposizione, anco-
ra in fasce, sulle rive del tevere, ed uccise il gemello remo, il quale aveva osato scavalcare il sacro
pomerium da lui tracciato.
16 in occasione dei consualia, giochi da lui indetti in onore del dio nettuno, invitò i vicini sabini a
parteciparvi, facendo in modo che portassero con sé anche le loro donne. costoro, ingenuamente,
acconsentirono, presentandosi alla festa disarmati e del tutto inconsapevoli dell’inaudita ostilità
che sarebbe stata presto manifestata ai loro danni. Mentre tutti erano concentratissimi sui giochi,
allora, come convenuto, scoppiò un tumulto e la gioventù romana, al segnale, si mise a correre
all’impazzata per rapire le ragazze. (…) Finito lo spettacolo nel terrore, i genitori delle fanciulle
fuggono a!ranti, accusandoli di aver violato il patto di ospitalità (…), e le donne rapite, dall’altra
parte, non avevano maggiori speranze circa se stesse né minore indignazione. a questo punto, un
numero imprecisato di donne, catturate e trascinate con la forza nelle case dei propri rapitori, era
divenuto di proprietà dei romani. a/ranti ed inascoltati, i sabini chiesero più volte la loro restitu-
zione; poi, sfruttando il prestigio di cui godevano presso i vicini, organizzarono una rivolta per
aggredire roma e cancellare una volta per tutte l’onta di quel disonore. a era troppo tardi: anche
se erano state costrette al matrimonio con la violenza, le sabine non volevano più separarsi dai loro
consorti romani. romolo in persona, infatti, aveva rivolto a tutte loro un discorso persuasivo, con
il quale le aveva incitate a placare l’ira e a concedere anche il cuore ai possessori ormai u)ciali dei
loro corpi. così, di fronte alla generosa prospettiva o/erta loro dai romani per incentivarle a resta-
re delle matrone, esse avevano ceduto, accettando un compromesso: da quel momento in avanti
si sarebbero occupate solo della tessitura, avrebbero usufruito del diritto di precedenza per strada,
sarebbero state sempre rispettate ed i loro Qgli avrebbero avuto il diritto di indossare la bulla, una
splendida collana d’oro, come simbolo di onoriQcenza. Un simile caso di stupro di massa, secondo
la tradizione, fu perciò legittimato non soltanto dal rispetto della già citata etica maschilista e pre-
datoria, ma anche e soprattutto grazie all’accettazione passiva da parte delle donne, le quali, dopo
aver sperimentato l’invincibile capacità seduttiva dei romani, avevano dimenticato in fretta il
risentimento dei padri e si erano gettate persino in mezzo alla battaglia per convincerti a desistere:
Da una parte supplicavano i mariti e dall’altra i padri. li imploravano di non commettere un cri-
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