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DIRItto DISCIpLInARe e AntICoRRUzIone
do cui il “segreto” costituisce un sistema di tutela dell’integrità dello Stato, e ne è quin-
di una qualità infungibile. In questa prospettiva, esso assume anche le sembianze più
tecniche di uno strumento del potere, dal momento che è funzionale alla preservazio-
ne delle sue trame più recondite, messe al riparo dal rischio di dispersione informativa.
In breve, con la segretezza si tutelano quelle informazioni che, se in mani nemiche,
comprometterebbero gli interessi vitali dell’ordinamento, ed è quindi ancillare a due
esigenze: una di tipo politico-amministrativo ed una di tipo organizzativo .
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La trasparenza, di contro, promuove la conoscibilità del potere. La “tirannia
della visibilità” , rimuovendo l’armatura al potere , ne favorirebbe un’ortopedia
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democratica. D’altronde deve condividersi con Bobbio che “diritto e potere sono due
facce delle stessa medaglia”, per cui solo un potere che è in grado di far accettare come
giusta l’obbedienza nei suoi confronti può considerarsi ef ettivamente tale : ne è a
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presidio la proiezione psicologica dell’obbedienza militare, che deontologicamente
non deve essere solo pronta, il che attiene all’esecuzione dell’ordine, ma anche rispet-
tosa e leale, il che fa riferimento evidentemente al noumeno, all’interiore homine.
Il nodo gordiano attiene quindi alla capacità del sistema delle Forze armate di
poter accogliere il nuovo tiranno (la trasparenza), tramutandolo in “capo militare”,
cioè in archetipo di modelli decisionali, e poi che sif atto tiranno sia in grado di assi-
curare il comando. Sarebbe, questa, mutatis mutandis una delle frizioni tipiche del-
l’arte della guerra teorizzata da Clausewitz, ovvero l’improvvisa molteplicità delle
informazioni, la cui sovrabbondanza of usca la capacità di giudizio dell’uf ciale .
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Fuor di metafora, nell’articolo si tenterà di fare un’analisi sui punti in cui
8 Cfr. Riccardo Ursi, L’amministrazione militare, torino, Giappichelli ed., 2018, p. 342.
9 Vds. Byung Chul-Han, La società della trasparenza, Milano, nottetempo ed., 2014, da cui proma-
na l’accusa speculativa di “oscenità” rivolta dall’Autore alla “trasparenza”: “oscena è l’iper-visibilità,
a cui manca ogni negatività del nascosto, dell’inaccessibile, del segreto […] è osceno l’obbligo di
abbandonare ogni cosa alla comunicazione e alla visibilità” (ibi., p. 27), il che conduce ad un risulta-
to sociale problematico, in ragione del quale “l’imperativo della trasparenza sospetta di tutto ciò che
non si sottomette alla visibilità. In ciò consiste la sua violenza” (op. cit., p. 28).
10 Secondo la nota immagine promossa da elias Canetti, dal momento che “il segreto sta nel nucleo più
interno del potere” (massa e potere, Milano, Adelphi ed., 1981, p. 350).
11 La lezione di Bobbio sul “potere” è un passaggio ineludibile nel dibattito delle scienze politiche del
novecento: “[…] la validità della norma ultima è fondata sull’ef ettività del potere ultimo […] lex et
potestas convertuntur” (vds. norberto Bobbio, Il problema del potere. Introduzione al corso di scienza
della politica, torino, Giappichelli ed., 2020, p. 78, cit.). Qualunque ordinamento può essere ef et-
tivo e legittimo allo stesso tempo, purché sia in grado di farsi accettare dai consociati.
12 Cfr. Karl Von Clausewitz, Della Guerra, edizione a cura di Gian enrico Rusconi, torino, einaudi ed.,
2000: “Una grande parte delle informazioni che si ottengono in guerra è contraddittoria, una parte
ancora più grande è falsa e la parte di gran lunga maggiore è incerta. Quello che si può chiedere ad un
uf ciale è una certa capacità di discernimento che può essere data soltanto dalla conoscenza degli uomi-
ni e delle cose, oltre che dal suo giudizio. Lo deve guidare la legge della probabilità” (ivi, p. 68, cit.).
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