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PreFeTTI A PAlerMo: CArlo AlBerTo DAllA ChIeSA e CeSAre MorI CoNTro lA MAFIA




               ordinato all’autista di fare ritorno a Palermo, in Prefettura, per studiare la contro-
               mossa che porterà all’arresto del sindaco di Piana degli Albanesi .
                                                                          29
                    Il  legame  di  Carlo  Alberto  Dalla  Chiesa  con  l’isola  inizia  già  negli  anni
               Quaranta quando, da giovane capitano del Cfrb, si trova a Corleone a indagare
               sull’assassinio del sindacalista Placido rizzotto . Le sue indagini consentirono di
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               individuarne  il  colpevole  nell’emergente  capo  maf a  Luciano  Leggio  che,  dopo
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               averlo ucciso, ne aveva gettato il cadavere in una cavità di rocca Busambra . Fu poi
               Comandante della Legione Carabinieri di Palermo tra il 1966 e il 1973, un periodo
               decisivo nella sua carriera e nella storia della lotta alla maf a. Nel 1971, Il Generale
               Dalla Chiesa elaborò un documento divenuto storico: il “rapporto dei 114”, una
               schedatura dettagliata degli uomini d’onore allora attivi in Sicilia. Questo dossier fu
               un punto di svolta: per la prima volta, la maf a veniva descritta in modo sistematico
               come organizzazione criminale stabile, strutturata, pervasiva, e non più come una
               somma di episodi di criminalità comune .
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                    Cesare Mori e Carlo Alberto Dalla Chiesa si distinsero altresì per la loro capacità
               di difendere lo Stato dalle minacce interne, in due epoche diverse ma entrambe segna-
               te da gravi pericoli per l’ordine democratico e istituzionale. Pur operando in contesti
               storici e politici dif erenti, entrambi seppero opporsi con fermezza all’eversione, incar-
               nando un’alta e indipendente concezione del ruolo delle forze dell’ordine: non stru-
               menti al servizio del potere politico, ma presidio della legalità repubblicana.
                    Mori si mise in evidenza come prefetto a Bologna nei primi anni Venti , in
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               un’Italia attraversata da violenze squadristiche e scontri tra fascisti e socialisti. A dif-
               ferenza di molti funzionari che si adeguarono al nuovo clima politico, egli non
               aveva esitato ad aprire il fuoco contro le squadre fasciste . Questa posizione gli
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               costò l’isolamento: nel 1922, quando i fascisti occuparono Bologna, chiesero espli-
               citamente la sua rimozione. Mussolini stesso, in quella fase, lo def nì sprezzante-
               mente “prefetto socialista”. Le sue richieste di rinforzi furono ignorate o, peggio,
               sfruttate per indebolirlo: nel 1922 chiese duecento carabinieri, ma gli vennero riti-
               rate duecento guardie regie e ottanta carabinieri. Poco dopo, fu trasferito con un
               laconico telegramma: “Si scelga un’altra sede”. Mori era stato abbandonato proprio
               a causa della sua fedeltà alle leggi dello Stato. Nel 1924, quando Mussolini si appre-


               29  Buttafuoco P., in Mori C., op. cit, p. 279.
               30  Lupo S., la Mafia, Centosessant’anni di storia, Donzelli Editore, roma, 2018, p. 437.
               31  Coco V., Polizie Speciali, Editori Laterza, Bari, 2017, p. 199.
               32  Natoli G., in Scuola Uf  ciali Carabinieri (a cura di), op. cit., pp. 42-43.
               33  Mori C., op. cit, p. 332.
               34  Blando A. - Visconti C. (a cura di), op. cit., p. 135.

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