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PreFeTTI A PAlerMo: CArlo AlBerTo DAllA ChIeSA e CeSAre MorI CoNTro lA MAFIA




               Storico Salvatore di Lupo a riguardo af ermerà che il peso dei suoi poteri reali non
               era stato proporzionale a quello nominale dei titoli . Il ricordo dell’esperienza mili-
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               tare del padre, inf ne, Uf  ciale dell’Arma ai tempi di Mori, sottolinea la profondità
               di una memoria familiare e istituzionale: Il Generale Dalla Chiesa conosceva la sto-
               ria, sapeva cosa aveva funzionato e, soprattutto, sapeva cosa stava mancando. Egli
               rivendicava una coerenza istituzionale che all’epoca gli fu negata.
                    Ed  ancora  una  volta,  una  strana  triangolazione  della  Storia  ci  riporta  a
               Giovanni Falcone che, nel suo “Cose di Cosa Nostra” af ermava: “Lo Stato passerà
               da un tentativo di repressione serio, quello del prefetto Mori, alle dichiarazioni ras-
               sicuranti dei procuratori generali che inaugurano gli anni giudiziari” .
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                    In questa frase incisiva, Giovanni Falcone condensa il suo giudizio sull’evolu-
               zione - o meglio, sulla involuzione - dell’azione dello Stato contro la maf a. Sia
               Giovanni Falcone che Carlo Alberto Dalla Chiesa riconoscono a Cesare Mori un
               valore simbolico preciso: la f gura di un funzionario statale cui fu af  data una mis-
               sione chiara, dotata di strumenti, poteri e legittimità politica.

               4.  Cesare Mori e Carlo Alberto Dalla Chiesa
                    Entrambi ricevettero una formazione militare di alto livello: Cesare Mori fre-
               quentò l’Accademia militare di Torino, da cui uscì tenente di artiglieria , mentre
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               Carlo Alberto Dalla Chiesa frequentò il corso per allievi uf  ciali di complemento a
               Spoleto, terminato il quale prese servizio presso il 120° reggimento di fanteria con
               il grado di sottotenente . In seguito, scelsero di servire la patria nell’ambito della
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               pubblica sicurezza: Mori abbandonò la carriera militare per entrare nel 1898 nella
               Guardia di Pubblica Sicurezza , dove avrebbe dato inizio a una lunga e intensa car-
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               riera da investigatore e funzionario, mentre il giovane Dalla Chiesa transitò nei
               Carabinieri nel 1942 , unendo la fedeltà all’Arma a un impegno diretto nelle situa-
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               zioni più critiche della storia italiana del secondo dopoguerra. Vale la pena ricordare
               l’altissima considerazione che Cesare Mori ebbe per i Carabinieri, cui fu legato da


               18  Coco V., op. cit., p. 186.
               19  Lupo S., la Mafia, Centosessant’anni di storia, Donzelli Editore, roma, 2018, p. 350.
               20  Falcone G. - Padovani M., op. cit, p. 103.
               21  Buttafuoco P., in Mori Cesare, Con la mafia ai ferri corti, a cura di Avatar Éditions per il Centro
                  Librario occidente, Palermo, Avatar Éditions, 2018, p. 283.
               22  Coco V., op. cit., p. 224.
               23  Mori C., Con la mafia ai ferri corti, a cura di Avatar Éditions per il Centro Librario occidente,
                  Palermo, Avatar Éditions, 2018, p. 331.
               24  Coco V., op. cit., p. 224.

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