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PreFeTTI A PAlerMo: CArlo AlBerTo DAllA ChIeSA e CeSAre MorI CoNTro lA MAFIA
Sciascia, che evidenziava le analogie secondo lui esistenti con Cesare Mori, il super-
prefetto inviato a Palermo da Mussolini, coloro che difendevano interessi specif ci,
come alcuni esponenti della Dc siciliana compromessi con la maf a, che lo attacca-
rono al momento del suo arrivo nel capoluogo siciliano , e poi c’erano i semplici cit-
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tadini. A questo proposito Falcone ricorda un episodio emblematico, narrato dal
commissario Beppe Montana: nell’aprile 1982, ancora prima dell’arrivo uf ciale
del generale a Palermo, durante un’irruzione in un bar a Ciaculli, un cameriere
anziano si lasciò perquisire senza opporre resistenza, chiedendo ironicamente:
“Che succede? È già arrivato Dalla Chiesa?” . La semplice evocazione del nome del
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generale bastava a procurare inquietudine. La maf a, consapevole della determina-
zione con cui Dalla Chiesa aveva af rontato il terrorismo, comprese subito il peri-
colo potenziale che la sua f gura rappresentava, anche solo sul piano simbolico. La
rapidità con cui venne organizzato l’attentato testimonia quanto le cosche vedesse-
ro nella presenza del prefetto di Palermo un pericolosissimo e serio ostacolo al con-
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solidarsi dell’egemonia raggiunta .
La nomina del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Prefetto di Palermo, il 2
maggio 1982, avvenne in un momento drammatico della storia repubblicana.
L’Italia era appena stata scossa dall’ef erato omicidio di Pio La Torre, assassinato
per aver proposto la prima legge che riconoscesse l’associazione maf osa come reato
autonomo e che introducesse la conf sca dei patrimoni maf osi. A Palermo si con-
sumava, nel silenzio colpevole delle istituzioni, la seconda guerra di maf a: un con-
f itto interno a Cosa Nostra che, tra il 1981 e il 1983, provocò oltre quattrocento
omicidi accertati, mentre centinaia di lupare bianche lasciavano dietro di sé solo
silenzio e impunità .
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È in questo contesto di estrema violenza che il governo, in un gesto carico di
simbolismo ma povero di concretezza operativa, decide di inviare il Generale Dalla
Chiesa in Sicilia. L’Uf ciale era reduce dai successi contro il terrorismo, ottenuti
grazie a un approccio operativo innovativo, centrato sull’analisi strategica dei feno-
meni e sulla creazione di team investigativi coesi e competenti. Tuttavia, al suo arri-
vo a Palermo, non gli vennero forniti né poteri speciali né risorse adeguate. In più
occasioni egli stesso lamentò l’assenza di un quadro giuridico ef cace per agire: le
richieste rivolte al governo per ottenere strumenti idonei furono ignorate o dilazio-
3 Ivi, p.2.
4 Falcone G. - Padovani, op. cit., pp. 52-53.
5 Coco V., op. cit., p. 201.
6 Natoli G., in Scuola Uf ciali Carabinieri (a cura di), Carlo Alberto dalla Chiesa: la lotta dell’Arma
alla mafia. la stagione del terrore, Atti del 1° Seminario di approfondimento, Palermo, 2 settembre
2016, roma, rassegna dell’Arma dei Carabinieri, Supplemento al fascicolo 3/2017. p. 41.
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