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PreFeTTI A PAlerMo: CArlo AlBerTo DAllA ChIeSA e CeSAre MorI CoNTro lA MAFIA




               interscambiabile gli strumenti per la lotta alla criminalità organizzata e quelli al ter-
               rorismo politico .
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                    Sia Cesare Mori che Carlo Alberto Dalla Chiesa compresero con grande luci-
               dità che la lotta alla maf a non poteva essere af  data unicamente alla repressione
               poliziesca o giudiziaria. Essi videro nella formazione morale, civile e culturale delle
               nuove generazioni un campo di battaglia cruciale. La maf a, per entrambi, non era
               soltanto una somma di reati, ma una mentalità, una visione del mondo fondata sul
               privilegio, sulla sopraf azione, sull’omertà, e dunque da smantellare anche nelle
               coscienze.
                    Nel 1926, durante il I Convegno regionale degli Insegnanti Fascisti, Mori
               tenne  un  discorso  che  suscitò  un  fortissimo  impatto  emotivo  e  politico.
               L’iniziativa, organizzata al Teatro Massimo con la partecipazione di oltre quattro-
               mila docenti, fu per il Prefetto l’occasione di rivolgersi direttamente a coloro che
               avrebbero  dovuto,  a  suo  giudizio,  educare  le  giovani  generazioni  a  una  nuova
               coscienza nazionale e morale. Nel suo intervento, disse con chiarezza: “Vi attendo
               perché dal tormento cui non di rado le dure esigenze della lotta hanno stretto l’ani-
               mo mio, e dallo spettacolo di quanto avviene oggi in Sicilia, io ho tratto un duplice
               convincimento: [...] la mèta radiosa che sorride a ciascuno di noi ed ha nome
               redenzione, non potrà raggiungersi con def nitiva certezza se non per tempestiva,
               organica e armonica fusione delle nostre azioni in una intima collaborazione ad
               alta dinamica spirituale e a ritmo serrato e continuo”. E ancora, rivolgendosi agli
               insegnanti,  li  def nì:  “Combattenti,  non  solo,  ma  compagni  [...]  Compagni  di
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               quanti si battono per la rigenerazione morale del popolo” . Mori aveva chiara la
               consapevolezza che la vera vittoria contro la maf a non sarebbe arrivata solo con i
               processi e le retate, ma nel giorno in cui gli studenti siciliani avessero imparato a
               distinguere la giustizia dalla prepotenza, il dovere dalla complicità, la legalità dal-
               l’omertà. In seguito scriverà: “Feci chiaro appello agli insegnanti siciliani perché
               scendessero in campo al mio f anco, portando l’istinto della lotta contro la maf a e
               la malvivenza nell’animo della giovane generazione. Il mio invito venne entusiasti-
               camente accolto, ed io ebbi nella valorosa classe degli insegnanti di Sicilia una
               legione di collaboratori consapevoli e ardenti di fede. Come portata da un formi-
               dabile sof  o vivif catore, la parola della liberazione e della redenzione entrò in ogni
               scuola dell’Isola, e attraverso i ragazzi penetrò lentamente nelle famiglie. I padri
               guardarono pensosi: le madri benedissero” .
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               40  Coco V., Polizie Speciali, Editori Laterza, Bari, 2017, p. 206.
               41  Ciulla F. P. (a cura di), op. cit., pp. 15-22.
               42  Mori C, op. cit., pp. 273-274.

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