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PreFeTTI A PAlerMo: CArlo AlBerTo DAllA ChIeSA e CeSAre MorI CoNTro lA MAFIA




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               rere da oggi, 16 giugno. La ringraziamo per i lunghi servizi resi al Paese” . Secondo
               alcuni studiosi, il regime volle così silenziare Mori, tradendo la missione che gli era
               stata af  data. È vero invece che il regime non amava il consolidarsi di personalità in
               periferia; comunque il prefetto rimase in carica per cinque anni, arco di tempo ben
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               superiore alla media del periodo .
                    Il congedo di Mori nel 1930 segnò la f ne di una stagione di dura repressione,
               che aveva comunque prodotto risultati signif cativi. Secondo la relazione statistica
               dei lavori compiuti nell’anno giudiziario 1930 per il distretto della Corte d’Appello
               di Palermo, letta dal procuratore generale Luigi Giampietro il 19 gennaio 1931, nel
               sessennio  1924-1930  furono  denunciate  per  reati  di  maf a  13.930  persone .
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               Tuttavia, l’amnistia del 1932, in occasione del decennale del regime, ebbe in ef etti
               un peso nel determinare un nuovo peggioramento della situazione complessiva .
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                    La creazione del regio Ispettorato di Pubblica Sicurezza nel 1933, guidato
               dall’allievo e collaboratore di Mori, l’ispettore Giuseppe Gueli, rappresentò un ten-
               tativo silenzioso ma concreto di proseguire quell’opera attraverso una struttura
               investigativa moderna e coordinata. Tuttavia l’attività di contrasto alla maf a negli
               anni Trenta non fu paragonabile, per intensità ed ef  cacia, a quella del decennio
               precedente . È interessante sottolineare come l’organismo era costituito da carabi-
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               nieri, e a coadiuvare Gueli, nel corso dei suoi sei anni di attività, si avvicendarono
               due tenenti colonnello dell’arma, Filippo Caruso (f no al 1935) e poi Alessio De
               Lellis. In tal modo si voleva coinvolgere maggiormente un corpo che storicamente
               aveva  un  forte  radicamento  nel  territorio .  Nondimeno,  la  vera  rivincita  della
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               maf a si concretizzò nella collaborazione dei maf osi durante lo sbarco alleato in
               Sicilia alla f ne della seconda guerra mondiale e la nomina di sindaci maf osi dopo la
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               Liberazione .
                    In questo senso, il sacrif cio di Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla
               maf a nel 1982, testimonia la persistenza di gravi carenze nella risposta dello Stato:
               strumenti inadeguati, ambiguità istituzionali e un senso di solitudine operativa che
               f nirono  per  vanif care  la  sua  visione  innovativa.  Come  ricordato  da  Giovanni
               Falcone, non bastano il coraggio e le capacità individuali: serve una strategia chiara,


               55  Mori C., op. cit, p. 337.
               56  Lupo S., Storia della Mafia, dalle origini ai giorni nostri, Donzelli Editore, roma, 2004, p. 112.
               57  Blando A. - Visconti C. (a cura di), op. cit., p. 13.
               58  Coco V., Polizie Speciali, Editori Laterza, Bari, 2017, p. 93.
               59  Blando A. - Visconti C. (a cura di), op. cit., pp. 15-16.
               60  Coco V., Polizie Speciali, Editori Laterza, Bari, 2017, p. 89.
               61  Falcone G. - Padovani, Marcelle, op. cit., p. 170.

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