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DOTTRiNA
e il paesaggio che nella legge scritta (di qualunque fonte normativa, europea e
nazionale) sono oggi necessariamente postulate, cominciando con la relativa legi-
slazione ‘per princìpi’.
Di questa visione ‘complessa’ ne è esempio eloquente la materia urbanistica,
da leggere in simbiosi con la tutela del patrimonio culturale, del paesaggio, dell’am-
biente e di tutti gli altri diritti fondamentali espressi nella Carta, che, come insegna-
to dalla Corte costituzionale specialmente nelle sentenze n. 264 del 2012 e n. 85 del
2013, si trovano in rapporto di integrazione reciproca e non è possibile pertanto indi-
viduare uno di essi che abbia la prevalenza assoluta sugli altri. La tutela deve essere
sempre ‘sistemica’ e non frazionata. Si sa, infatti, che un Piano Regolatore è qualif -
cabile come atto complesso, composto, capace di dividere il territorio in compo-
nenti riferite ai sistemi insediativo, ambientale, agricolo, servizi, infrastrutture e
impianti, riqualif candolo secondo i principi di sostenibilità ambientale, della pere-
quazione urbanistica e dei criteri di economicità, ef cacia, semplif cazione e pubbli-
cità, della razionalità delle misure, dell’uso di materiali ecocompatibili, della parte-
cipazione sociale e associativa .
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55 Dunque, f no a qualche anno fa, il complesso quadro in materia urbanistica presentava caratteri e
colori diversi. Si pensi che a Roma, tanto per fare un esempio, il primo Piano Regolatore venne
approvato nel 1873 e solo con il settimo Piano i cui lavori preparatori risalgono al 2000 si comincia
ad avere una visione strutturata sulle cinque salvaguardie postulate dalla dottrina e dalla scienza (G.
Campos Venuti, urbanistica e austerità, milano, 1978, pp. 60-63): pubblicistica, rivendicando
l’uso comunitario di suoli per esigenze educative, sanitarie sociali etc.; sociale, a difesa della perma-
nenza dei ceti popolari in ogni quartiere; programmatica, che, ad esempio, veda un sistema di comu-
nicazione realistico, anche il risalto dei mezzi pubblici; produttiva e ambientale, mediante provvedi-
menti di sostenibilità. Per rimanere all’esempio di Roma, va precisato che, fra le f gure più rilevanti
che dal 2000 collaborarono alla formazione dell’attuale PRG della Capitale, ci fu Camillo Nucci
(1933-2021, Ordinario di Urbanistica alla Sapienza di Roma, per anni nel direttivo dell’istituto
Nazionale di Urbanistica): aveva apportato il suo alto contributo professionale anche perché com-
ponente del Comitato Tecnico Regionale del Lazio.
Si consideri che, quando la Capitale dell’allora Regno d’italia mise mano nel 1871 ai lavori per il
Piano Regolatore si trovava davanti a sé la stessa situazione che circa un secolo prima avevano
descritto alcuni autori. Per esempio, il medico francese cav. Louis de Jaucourt (1704-1779)
nell’Encyclopédie riferisce che: “i palazzi tanto vantati non sono tutti egualmente belli perché tenuti
male; la maggior parte delle abitazioni private è miserabile. il selciato è cattivo (…) le strade sudice e
strette e non sono spazzate se non dalla pioggia, che vi cade molto di rado. La città, formicolante di
chiese e di conventi, è quasi deserta ad oriente e a mezzogiorno. Si dia pure un cerchio di dodici
miglia alle sue mura; questo cerchio è riempito da terre incolte, da campi, e da orti”, (riferimenti e
descrizioni storiche in L. Caravaggi, corso di Analisi della città e del territorio, Prima Facoltà di
Architettura, Univ. Sapienza di Roma, in https://www.carteinregola.it/, 2013, p. 1. Cfr. poi P. Sica,
Storia dell’urbanistica. Il novecento, Bari 1978, pp. 394-422; P.O. Rossi, roma. guida all’architet-
tura moderna 1909-2000, Bari, 2000, pp. 63-73; Archivio Capitolino, Fondo Ripartizione V Lavori
Pubblici, Piano Regolatore).
Una fotograf a della viabilità romana e dei tentativi non proprio ef caci per migliorarla ci viene of er-
ta anche da una inedita missiva di Alessandro Verri (1741-1816, scelse la vita di letterato, si allontanò
da milano e dall’altrettanto celebre fratello Pietro noto per le Osservazioni contro la tortura del
1777, ipotesto alla Storia della Colonna infame che manzoni f nalmente pubblicò nel 1842); la let-
tera è datata 8 maggio 1805, fu scritta in una Roma festante per il prossimo ritorno del Papa e venne
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