Page 52 - Rassegna 2025-2 supplemento
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PSICoLogIA PoSItIvA e BeNeSSere PSICofISICo NeLLe forze ArmAte




                  Certamente abbiamo utilizzato e utilizziamo tutti numerosi pensieri raziona-
             li, ma altrettanti non lo sono. Perché lo facciamo? Perché è nella nostra natura risol-
             vere i problemi, e per farlo abbiamo la tendenza a crearci sia idee che ci aiutano sia
             idee che ci sabotano (ellis & tafrate, 2013). I pensieri irrazionali fanno parte delle
             cognizioni  denominate “valutative”.  L’Autore postula  l’esistenza  di  tre  tipi  di
             cognizioni: di tipo descrittivo, di tipo inferenziale e di tipo valutativo. Sono tre tipi
             di pensieri che di solito usiamo in maniera consecutiva quando ragioniamo.
                  Con cognizioni di tipo descrittivo si intendono tutti quei pensieri che appun-
             to descrivono la realtà vissuta dal soggetto. Questi pensieri vengono formulati attra-
             verso i dati percepiti attraverso i nostri organi di senso, e per questo potrebbero
             essere pensieri inesatti o imprecisi. Ad esempio, vedendo qualcuno seduto al tavolo
             della mensa, potremmo pensare “il collega sta pranzando e non mi ha invitato”, ma
             magari potremmo aver scambiato una persona per un’altra, oppure il collega ci ha
             cercato nel nostro ufficio e non eravamo presenti, ha la batteria scarica del telefono
             e non ha saputo come altro rintracciarci.
                  Le cognizioni inferenziali sono invece i pensieri conseguenti a ciò che perce-
             piamo: sono interpretazioni di dati sensoriali. Quindi se tornassimo all’evento pre-
             cedentemente descritto, cercheremmo di capire come mai il collega non ci abbia
             invitato a pranzo tramite le nostre personali inferenze sull’evento; potremmo pen-
             sare che non ci abbia invitato a pranzo perché gli stiamo poco simpatici, oppure
             perché è arrabbiato con noi, o ancora perché non gradisce la nostra compagnia.
             Potremmo di fatto davvero essere antipatici a quel collega o averlo fatto arrabbiare;
             oppure questa potrebbe essere una nostra errata interpretazione della realtà appena
             descritta, filtrata attraverso i nostri schemi di pensiero. Sono considerabili come
             inferenze le interpretazioni (come quelle appena svolte sul collega) ma anche le pre-
             visioni, (come ad esempio “se invitassi il collega a pranzo troverà una scusa per non
             pranzare con me”), e le attribuzioni di senso. In quest’ultimo caso, possiamo trova-
             re un senso alla situazione tramite l’attribuzione della responsabilità a cause esterne
             (“non mi ha invitato perché è scorbutico”) oppure interne (“non mi ha invitato
             perché pensa che io sia poco interessante”).
                  dopo aver elaborato i dati appresi tramite gli organi di senso , averli descritti
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             e aver tratto le nostre interpretazioni, si arriva così alle cognizioni valutative, chia-
             mate anche convinzioni. daremo un giudizio su quanto accaduto e proveremo
             delle emozioni più o meno piacevoli a seconda del caso. Inferenze e valutazioni
             sono strettamente collegate, per cui inferenze molto negative hanno notevoli pro-
             babilità di elicitare valutazioni irrazionali (di Pietro, 2015).


             4 dunque tramite i nostri sensi: udito, vista, gusto, olfatto e tatto.

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