Page 50 - Rassegna 2025-2 supplemento
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PSICoLogIA PoSItIvA e BeNeSSere PSICofISICo NeLLe forze ArmAte




                  2. l’aspetto sociale, ovvero cosa l’emozione comunica agli altri;
                  3. l’aspetto fisiologico, cioè il livello di attivazione, di arousal che comporta;
                  4. l’aspetto comportamentale, ovvero che azione ne consegue.
                  di questi quattro aspetti, unicamente il livello fisiologico incarna la dimensio-
             ne quantitativa, ovvero numericamente descrivibile, mentre i rimanenti sono aspet-
             ti qualitativi. Se un’emozione presenta almeno tre degli aspetti che abbiamo consi-
             derato, con risvolti negativi sulla persona e sugli altri, può essere senz’altro conside-
             rata nociva, cioè disfunzionale (di Pietro, 2015). Ad esempio, l’emozione della col-
             lera presenta un forte stato di disagio per chi la sperimenta, comunica agli altri
             aggressività, sia a livello sociale che sul piano comportamentale, ed inoltre si associa
             a un forte livello di arousal, in quanto è correlata all’aumento del battito cardiaco e
             della pressione sanguigna, a scariche di adrenalina, a tensione muscolare e a ulteriori
             segni clinici che poco contribuiscono al benessere psicofisico. Ciò significa che la
             collera può essere considerata un’emozione nociva.
                  Per comprendere  meglio la  differenza  qualitativa  tra  un’emozione
             disfunzionale e una funzionale si può considerare la differenza tra preoccupa-
             zione e panico: sebbene entrambe siano fonti di disagio, la prima è di livello
             moderato mentre la seconda è del tutto disgregante per chi la vive. Secondo
             ellis, la differenza tra le due emozioni deriva da come l’individuo vive il rag-
             giungimento di un determinato obiettivo o delle sue aspettative, cioè dal fatto
             di  considerare i  desideri  non  come semplici  preferenze,  ma  come necessità
             assolute e imprescindibili e tendere quindi alla “doverizzazione”. Il termine
             “doverizzazione”  riguarda  un  uso  estremamente  rigido  del  verbo “dovere”,
             che nella reBt viene considerato una delle principali forme di pretese assolu-
             te (di Pietro, 2015), di pensieri cioè che porterebbero a problematiche emoti-
             ve a causa della rigidità e della dogmaticità da cui sono caratterizzati. Se per
             esempio, davanti all’ipotesi di un evento a me sgradito pensassi: “sarebbe pre-
             feribile che ciò non mi accadesse”, laddove il fatto spiacevole si concretizzasse
             potrei vivere l’emozione della preoccupazione. ma se il mio pensiero irrazio-
             nale si costruisce sulla pretesa assoluta che “ciò non deve assolutamente acca-
             dere”, allora nel caso in cui mi trovi in questa situazione indesiderata, vivrò
             una sensazione di completo panico.
                  Un utile esercizio che quindi si potrebbe utilizzare è cercare di comprendere
             cosa un’emozione eliciti dentro di noi, osservando i quattro aspetti sopra descritti:
             come mi sento? Cosa esprimo verso gli altri con questa emozione? Quanto è inten-
             sa questa emozione, quanto mi attiva? Che conseguenze ha, che comportamenti mi
             fa mettere in atto? In questo modo si può imparare a distinguere con consapevolez-
             za e autonomia tra emozioni funzionali e disfunzionali.

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