Page 173 - Rassegna 2025-2 supplemento
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mindfulness, Training auTogeno, rilassamenTo progressiVo
➣ il non cercare risultati: la via migliore per avere risultati;
➣ l’accettazione: ogni momento viene preso e vissuto per quello che è nella sua
pienezza, senza cercare di modif carlo precocemente;
➣ il lasciare andare: sia l’attaccamento al piacevole che l’avversione allo spia-
cevole;
➣ l’impegno e l’autodisciplina: la pratica meditativa per funzionare ha bisogno
di almeno 45 minuti al giorno per sei giorni a settimana. Si tratta di un percorso
estremamente impegnativo che necessita di una buona motivazione.
Nello svolgere le tecniche di rilassamento, come ad esempio il training auto-
geno (cfr. cap. 3), quando il rilassamento non arriva vuol dire che la tecnica non sta
funzionando e si vanno a cercare i motivi per “correggerla”, nella mindfulness il
rilassamento può arrivare come esperienza del momento presente o non arrivare
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mai, la pratica funziona come tale, a prescindere dagli esiti .
2.4 la mindfulness nella pratica clinica
la prima applicazione della mindfulness nella pratica clinica risale alla f ne
degli anni Settanta del secolo scorso ed è di Jon Kabat-zinn dell’Università del
Massachusetts. egli elabora il programma per la Riduzione dello Stress Basato sulla
mindfulness (RSBM) adottando la pratica tradizionale scevra delle sue qualità reli-
giose e spirituali e apportando delle modif che per adattarla ai pazienti che sof rono
di dolori f sici e psicologici. il programma è stato da subito sottoposto a verif che
sperimentali ed è stato modif cato e adattato per altre condizioni mediche e psico-
logiche, come i disturbi d’ansia e dell’umore, i disturbi cardiaci, le condizioni onco-
logiche. la RSBM è un programma di otto incontri settimanali della durata di 2 ore
e mezzo circa cui si aggiunge un ritiro di sei-otto ore. Ai partecipanti viene richiesto
un impegno quotidiano per la pratica formale (body scan e hatha Yoga) e per la
pratica informale (meditazione camminata e meditazione metta) su una o più atti-
vità che permettano di generalizzare la pratica formale nella propria vita. il gruppo
è solitamente di venti-trenta partecipanti. i partecipanti sono inoltre invitati a col-
tivare gli otto pilastri della meditazione.
le pratiche di consapevolezza formale sono svolte prima in gruppo con il con-
duttore, che medita egli stesso. viene dato spazio ai partecipanti per descrivere la
propria esperienza e accorgersi dei legami con l’esperienza degli altri. inf ne vengo-
no date le registrazioni delle istruzioni del programma da seguire a casa, la cui strut-
tura è f essibile e solo parzialmente def nita.
25 Rainone A., la mindfulness. il non fare, l’accettare e il fare consapevole. Centro di Psicoterapia
Cognitiva e di Psicopatologia Sperimentale, Scuola di Psicoterapia Cognitiva Srl, Associazione di
psicologia Cognitiva, 2012.
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