Page 309 - Numero Speciale 2024
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AMORE NELLA TORMENTA




                    Era lo sfogo di chi non sopportava più il silenzio imposto dall’alto, a moti-
               vo della ripetuta sfrontatezza e dei ripetuti soprusi costretti a subire. Matilde
               trattenne Carlo dal parteciparvi. Fortunatamente il locale era al completo e i
               nazisti si videro perduti! A lungo i residenti del quartiere romano, prevedendo
               la bestiale ritorsione tedesca, nelle settimane successive si alternarono montan-
               do la guardia nella zona di fronte al locale. Episodi simili avvennero in molte
               città italiane, del Centro, del Nord, del Sud. Ed è pure da questi episodi che s’af-
               fermò,  una  volta  organizzata,  la  Resistenza:  a  quel  tempo,  infatti,  numerosi
               furono i gruppi di cittadini, in aiuto dei militari e in odio agli occupanti tedeschi,
               che presero parta alla causa comune.
                    A Napoli il proclama dell’anno precedente del colonnello Scholl impose
               lo stato d’assedio, il coprifuoco e la consegna delle armi, ma tutto ciò non impe-
               dì il compimento dei saccheggi ad opera dei nazisti, i quali appiccarono il fuoco
               perfino alla storica Università fondata da Federico II. La popolazione esaspera-
               ta dette vita all’insurrezione generale, le famose Quattro Giornate. I nazisti in
               fuga abbandonarono le caserme e perfino alcune armi che servirono agli insor-
               ti. Nelle città industriali del Nordovest furono gli scioperi a fare la storia: operai
               e operaie all’unisono si rifiutarono di recarsi al lavoro, rimasero fuori dei can-
               celli a discutere di politica, in particolare dello stato in cui si trovava l’Italia.
                    Roma risentiva più delle altre città italiane dell’avvicinarsi e dei movimenti
               delle truppe alleate, perché orientavano in qualche modo la possibilità dello
               scoppio d’una insurrezione, di cui c’erano le premesse. Altrove, in particolare a
               Torino e a Milano, dove l’industria e la finanza privata avevano maggiore svi-
               luppo e incidenza, le possibilità di manovra rendevano le scelte meno difficili,
               soprattutto grazie all’attività degli operai nelle fabbriche. A Roma, in ultima ana-
               lisi, la realtà politica e sociale faceva sì che tutto fosse più complicato, anche per
               la presenza altamente condizionante e gravida di conseguenze del richiamo uffi-
               ciale dell’autorità gerarchica e spirituale della Chiesa cattolica, oltre che per la
               vasta rete internazionale dello Stato della Città del Vaticano!
                    Matilde era perfettamente consapevole dei sentimenti di Carlo, che cerca-
               va di proteggere come meglio poteva poiché sapeva che i tedeschi, i nazisti in
               particolare, odiavano i carabinieri fedeli al giuramento fatto al re. Lei aveva già
               perso un familiare: uno zio carabiniere, fratello della mamma. L’anno prima, per
               l’esattezza nel mese di ottobre, i nazisti deportarono un grande numero di cara-
               binieri romani nei campi di sterminio: deportazione che comunque anticipò la
               successiva razzia degli ebrei nel Ghetto e in altri rioni di Roma che sfociò poi,
               come è noto, nel massacro di sei milioni di persone innocenti di religione ebrai-
               ca! Tra quei carabinieri c’era anche lo zio di Matilde.


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