Page 310 - Numero Speciale 2024
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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA



                  L’ospedale nel quale lavorava non era lontano dall’albergo dove s’erano
             sistemati i nazisti che, presi dalla sua avvenenza, tentarono in più occasioni di
             irretirla quando la vedevano passare. Ma lei tirava dritto, indifferente. Uno dei
             tedeschi una sera scoprì che, poco dopo l’uscita dal lavoro, la ragazza s’univa al
             giovane carabiniere: lo stesso che non gli aveva ceduto il passo come pretendeva
             e s’aspettava. Lo riconobbe subito perché l’episodio s’era ripetuto, istintivo in
             chi non si pone limiti nei confronti di chi si crede superiore. Nessuna meraviglia
             quando lo presero prigioniero ai Castelli Romani dopo uno scontro a fuoco con
             i partigiani, mentre si trovava in servizio di vigilanza a protezione della linea fer-
             roviaria Roma-Frascati. Lo torturarono per giorni, inutilmente, perché parlasse
             e fornisse notizie utili. Tuttavia, dopo alcune settimane, profittando che i carce-
             rieri per festeggiare una loro lieta ricorrenza avevano ecceduto col bere e allen-
             tata la vigilanza, riuscì a fuggire insieme e con l’aiuto di alcuni partigiani.
                  Col trascorrere dei giorni, i nazisti si convinsero che la ragazza condivide-
             va le stesse idee del militare, quindi era loro nemica, una serva nemica appeti-
             tosa che doveva soddisfare le voglie dei padroni! Al successivo passaggio, senza
             curarsi di sguardi inopportuni, l’afferrarono in tre mentre s’opponeva disperata,
             la condussero in albergo e ne fecero ciò che vollero tutti, soddisfacendo ogni
             desiderio lascivo. Poi la buttarono fuori dall’albergo, abbandonandola al suo
             destino. Dopo qualche ora, rifugiatasi all’interno dell’androne di un condomi-
             nio mezzo bombardato, fu soccorsa da due suore del vicino convento, dove le
             fecero un bagno, la medicarono e la rifocillarono in nome del Signore. Il con-
             vento, come tanti altri conventi e tanti monasteri che ospitavano in silenzio
             militari inglesi sfuggiti alla cattura, soldati sbandati, disertori, avversari politici
             dei nazifascisti in attesa di raggiungere i confini, correva un grande rischio per-
             ché aiutava “nemici”! Anche lei allora seguì la stessa sorte, protetta dalla quiete
             del luogo religioso. L’aiuto da parte della Chiesa cattolica non mancò.
                  I due ragazzi riuscirono a riunirsi presto. Carlo era stato informato della
             disavventura occorsa a Matilde. Ricominciarono a incontrarsi in clandestinità. La
             sera tornarono a uscire assieme, ma si dirigevano in altri quartieri della Capitale,
             dove  conobbero  tre  giovani  donne  che  facevano  parte,  come  staffette,  dei
             Comitati di liberazione nella zona dei Castelli Romani portando di nascosto, a
             loro rischio e pericolo, grazie a trucchi in apparenza semplici, armi e cibo ai com-
             battenti. Tutte e tre le staffette avevano dei legami con i partigiani combattenti.
                  In  un  pomeriggio  battuto  dal  sole,  un  improvviso  bombardamento  di
             aerei angloamericani perfettamente inutile, considerata l’assenza in loco di tede-
             schi, seminò il terrore tra la popolazione civile del piccolo borgo scelto come
             nascondiglio.

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