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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
L’ospedale nel quale lavorava non era lontano dall’albergo dove s’erano
sistemati i nazisti che, presi dalla sua avvenenza, tentarono in più occasioni di
irretirla quando la vedevano passare. Ma lei tirava dritto, indifferente. Uno dei
tedeschi una sera scoprì che, poco dopo l’uscita dal lavoro, la ragazza s’univa al
giovane carabiniere: lo stesso che non gli aveva ceduto il passo come pretendeva
e s’aspettava. Lo riconobbe subito perché l’episodio s’era ripetuto, istintivo in
chi non si pone limiti nei confronti di chi si crede superiore. Nessuna meraviglia
quando lo presero prigioniero ai Castelli Romani dopo uno scontro a fuoco con
i partigiani, mentre si trovava in servizio di vigilanza a protezione della linea fer-
roviaria Roma-Frascati. Lo torturarono per giorni, inutilmente, perché parlasse
e fornisse notizie utili. Tuttavia, dopo alcune settimane, profittando che i carce-
rieri per festeggiare una loro lieta ricorrenza avevano ecceduto col bere e allen-
tata la vigilanza, riuscì a fuggire insieme e con l’aiuto di alcuni partigiani.
Col trascorrere dei giorni, i nazisti si convinsero che la ragazza condivide-
va le stesse idee del militare, quindi era loro nemica, una serva nemica appeti-
tosa che doveva soddisfare le voglie dei padroni! Al successivo passaggio, senza
curarsi di sguardi inopportuni, l’afferrarono in tre mentre s’opponeva disperata,
la condussero in albergo e ne fecero ciò che vollero tutti, soddisfacendo ogni
desiderio lascivo. Poi la buttarono fuori dall’albergo, abbandonandola al suo
destino. Dopo qualche ora, rifugiatasi all’interno dell’androne di un condomi-
nio mezzo bombardato, fu soccorsa da due suore del vicino convento, dove le
fecero un bagno, la medicarono e la rifocillarono in nome del Signore. Il con-
vento, come tanti altri conventi e tanti monasteri che ospitavano in silenzio
militari inglesi sfuggiti alla cattura, soldati sbandati, disertori, avversari politici
dei nazifascisti in attesa di raggiungere i confini, correva un grande rischio per-
ché aiutava “nemici”! Anche lei allora seguì la stessa sorte, protetta dalla quiete
del luogo religioso. L’aiuto da parte della Chiesa cattolica non mancò.
I due ragazzi riuscirono a riunirsi presto. Carlo era stato informato della
disavventura occorsa a Matilde. Ricominciarono a incontrarsi in clandestinità. La
sera tornarono a uscire assieme, ma si dirigevano in altri quartieri della Capitale,
dove conobbero tre giovani donne che facevano parte, come staffette, dei
Comitati di liberazione nella zona dei Castelli Romani portando di nascosto, a
loro rischio e pericolo, grazie a trucchi in apparenza semplici, armi e cibo ai com-
battenti. Tutte e tre le staffette avevano dei legami con i partigiani combattenti.
In un pomeriggio battuto dal sole, un improvviso bombardamento di
aerei angloamericani perfettamente inutile, considerata l’assenza in loco di tede-
schi, seminò il terrore tra la popolazione civile del piccolo borgo scelto come
nascondiglio.
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