Page 307 - Numero Speciale 2024
P. 307

AMORE NELLA TORMENTA

                                              (Racconto breve)

                                                 Renato Lopresto*

                    Nel  caos  della  guerra,  malgrado  infinite  incertezze  e  travolgenti  sfide,
               l’amore diventa fonte d’ispirazione e forza, aggrappandosi il più delle volte a
               precari entusiasmi e al miraggio in un futuro migliore. I protagonisti aggiungo-
               no  strati  di  complessità  alle  loro  storie  personali  attraversando  momenti  di
               sconforto,  paura,  separazione  e  morte.  L’amore  in  tempo  di  guerra  diventa,
               quindi, un faro di speranza e incoraggiamento in mezzo alla distruzione e al
               tumulto delle battaglie.
                    Tra le disgrazie che colpirono la capitale e i suoi cittadini in quei giorni
               concitati del 1944, ci fu la rappresaglia dei nazisti in risposta all’attentato di via
               Rasella del 23 marzo contro un reparto delle forze tedesche di occupazione, il
               III battaglione del Polizeiregiment “Bozen”. La loro reazione non si fece atten-
               dere. Dopo un ordine furente di Hitler, Kappler - che in Italia aveva il compito
               di controllare le forze di polizia di cui il capo assoluto della Germania non si
               fidava - si “accontentò” di dieci italiani contro un nazista caduto nell’attentato,
               ma ne aggiunse alcuni di sua iniziativa con l’approvazione del feldmaresciallo
               Kesserling. Alle Fosse Ardeatine finirono 335 ostaggi. I nazisti prima torturaro-
               no i catturati nella sede arcinota di via Tasso, poi li trucidarono alle famigerate
               Fosse.
                    Carlo era un giovane carabiniere in servizio al Battaglione Allievi che si era
               già distinto durante gli scontri della Magliana di appena sei mesi prima. In quella
               circostanza, nei pressi del caposaldo n. 5, un proiettile partito dalla riva opposta
               del Tevere, lo ferì al braccio sinistro. Tramortito, trovò rifugio tra gli alberi di
               un giardino, insieme ad altri commilitoni. La prima persona a soccorrerlo fu
               un’infermiera che collaborava all’azione antinazista: s’avvicinò al ferito, fece in
               fretta un cenno ai due portantini che lo distesero accortamente su una barella,
               e dopo avergli stretto un laccio attorno all’arto superiore, lo trasportarono al
               posto di medicazione più vicino, pochi istanti prima che il fuoco intenso delle
               mitragliatrici tedesche riprendesse a bersagliare l’area.
                    A fine giornata fu trasportato all’ospedale militare. Il suo letto era accanto
               all’ingresso della camerata attraverso il quale il giovane Carlo vedeva passare i
               medici e gl’infermieri trafelati.

               *    Già Professore di Geografia economica.

                                                                                        305
   302   303   304   305   306   307   308   309   310   311   312