Page 311 - Numero Speciale 2024
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AMORE NELLA TORMENTA




                    I due trovarono rifugio in un casolare di campagna piuttosto diroccato,
               insieme ad altre persone capeggiate da un partigiano che guidava un nutrito
               gruppo antinazifascista per fargli raggiungere, il più velocemente possibile, luo-
               ghi sicuri lontano dai centri abitati. Il partigiano gli propose d’unirsi a loro giac-
               ché la zona era battuta dai nazisti a caccia di persone isolate. Entrambi accetta-
               rono. Fu così che, da lì a pochi chilometri di cammino, s’imbatterono in alcuni
               soldati tedeschi anch’essi al riparo in un altro casolare, all’interno del quale sem-
               brava consumassero, ridacchiando, tutto quello che avevano razziato! Il partigia-
               no trovò la visione odiosa e irritante, e l’idea d’impossessarsi delle loro armi e
               bombe gli tolse ogni dubbio sul da farsi. L’occasione fu loro propizia e vantag-
               giosa: con un’azione fulminea, riuscirono ad avere la meglio sui pochi nemici.
                    Nei giorni che seguirono, Carlo e Matilde, ormai schierati dalla stessa parte
               delle tre staffette, era inevitabile che collaborassero tra di loro. Ma il giovane
               carabiniere e l’infermiera, nel timore di poter essere riconosciuti, partecipavano
               alle operazioni in gran segreto e con tutte le accortezze per non compromettere
               l’intesa. Una notte decisero di partire tutti insieme per recuperare le armi che,
               qua e là, erano state abbandonate con i cadaveri dei compagni e degli avversari
               dopo gl’inevitabili conflitti. A una certa distanza si divisero in gruppi di due o al
               massimo di tre persone per raggiungere i luoghi dove sapevano essersi consu-
               mati scontri armati. Lungo il percorso notarono in tempo che a una certa distan-
               za si muovevano a fatica uomini in divisa. Guardando meglio, il giovane carabi-
               niere riconobbe che alcuni indossavano la divisa della milizia fascista, altri quella
               nazista. Non s’erano accorti però che c’erano anche quelli che si muovevano iso-
               latamente tra gli alberi per evitare sorprese, così furono presi prima che potesse-
               ro puntare i mitra e far esplodere l’esplosivo precedentemente collocato ai bordi
               della  strada.  Alcuni  di  loro  furono  legati  e  accovacciati  sotto  gli  alberi.
               L’intenzione  dei  miliziani  nei  confronti  delle  donne  del  gruppo  non  tardò  a
               manifestarsi. Un “rituale”, ormai, comune lungo le rotte della ritirata tedesca.
               Fortunatamente,  altri  partigiani  del  gruppo  originario  che  procedevano  nelle
               retrovie a poche centinaia di metri di distanza, udendo alcuni colpi d’arma da
               fuoco, accelerarono la marcia. Arrivarono appena in tempo: come diversivo atti-
               varono  l’esplosivo  precedentemente  sistemato  dal  gruppo  fatto  prigioniero,
               affinché esplodesse al passaggio della colonna dei miliziani, con lo scopo di svia-
               re l’attenzione dei tedeschi dai loro compagni. Un fortissimo rumore rimbombò
               a pochi metri di distanza da loro  facendo fuggire i volatili dalla selva per lo spa-
               vento. Tra la terra alzata dalla deflagrazione, il fischio assordante nelle orecchie,
               gli occhi chiusi per la polvere… in quel preciso momento, altri partigiani inter-
               vennero scaricando tutta la loro potenza di fuoco sui miliziani colti di sorpresa.


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