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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
Le prove e le modifiche si protrassero fino a tutto l’anno1933 quando arri-
varono al nome che conosciamo anche oggi di, semi automatic rifle caliber .30 M1.
La storia di quest’arma ancora non era iniziata, infatti nel 1934 vennero asse-
gnati dei modelli per la prova sul campo. Ancora imperfetta per i vertici militari
americani, trovò il suo definitivo “allestimento” famoso anche per i nostri
nonni nel novembre del 1935 quando divenne l’arma del fante americano. Allo
scoppio della seconda guerra mondiale l’M1 era pronto alla distribuzione in
grande scala. Molti stati europei valutarono la possibilità di adottare questa
carabina, i più interessati erano gli inglesi che però rimasero al loro Lee-
Springfield. Come possiamo ben intuire dalla data di adozione, il Garand ha
partecipato a tutte le battaglie del vecchio continente dove erano presenti gli
americani. Dalla più piccola alla più famosa come Cassino, Anzio e non per ulti-
mo lo sbarco in Normandia. Quest’arma non fu’ molto apprezzata dalla resi-
stenza in quanto pesantezza ingombrante. La penisola italiana spaccata a metà
tra militari repubblichini e militari del governo legittimo del mezzogiorno, era
disseminata di queste carabine. Vediamo un po’ di caratteristiche. Il pacchetto
caricatore era una clip di metallo che alloggiava 8 colpi calibro 30-60 Springfiel
(7.62x63mm). Questa cartuccia con questo fucile aveva delle prestazione in ter-
mini di velocità di 860m/s, con un tiro utile di circa 650m con una gittata mas-
sima di quattro chilometri. Tale particolare sistema a clip permette un carica-
mento veloce e soprattutto dall’alto. Questo permetteva di caricare l’arma in
qualsiasi condizione e posizione. Iconico è il rumore della clip espulsa dalla
molla dopo lo sparo dell’ultimo colpo.
Fucile M1 Garand
(Fonte: Foto Autore)
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