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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
armate la mantennero ancora per qualche anno. Comunque finì il servizio attivo
prima del 1990. Come dicevamo un’arma molto spartana sia nella costrizione (
solo 39 pezzi) sia nel funzionamento, facile nello smontaggio di campagna (5
pezzi) fu apprezzata dagli operatori in tutte le sue funzionalità. Piccolo difetto
si può riscontrare nello scatto, duro “come un sasso”. Un breve appunto sul
calibro 9 corto. L’inventore fu il famoso John Moses Browning. La cartuccia
.380ACP (Automatic Colt Pistol), cioè una cartuccia di 9 mm Browning Short,
già ideata per la pistola Colt 903 fu l’upgrade della precedente 7.65x17, sempre
da Browning ideata. Progettata appositamente per armi da fuoco a chiusura
labile, viene considerata tra le cartucce più potenti di questa categoria. Tuttavia,
esprime energie relativamente modeste, perciò le armi che usano la .380 ACP,
(9x17) sono ritenute maggiormente adatte per difesa personale quindi ai tiri
non superiori ai 10/15 metri di tiro utile fino, in alcune condizioni, a 50 metri.
Essa non deve essere confusa con la .38ACP (9 x 23 mm), di superiori dimen-
sioni e prestazioni.
4. Mortaio leggero Brixia Mod.1935
In dotazione di reparto l’esercito Italiano nel 1935 adottò il mortaio leg-
gero Brixia (Brescia) da 45mm. Questo mortaio veniva assegnato alle compa-
gnie di fanti di bersaglieri e carabinieri dislocate in prima linea e supportava l’as-
salto del militare nei momenti e nei metri finali di un assalto. Quest’arma aveva
un fuoco di saturazione, cioè di concentramento di fuoco in un solo punto, di
20 colpi al minuto, con un tiro di aggiustamento, di calibrazione, in 6 tiri. Un
vantaggio tattico che apportava questo mortaio era nella possibilità di effettuare
un tiro teso. La bomba sparata era priva di carica di lancio nel fondello e il suo
funzionamento, quindi, non era a percussore fisso. In breve, negli altri mortai
non si faceva scivolare l’artifizio dalla bocca di fuoco e con il peso e la velocita
cinetica acquisita dalla bomba la capsula veniva rotta dal percussore fisso e
quindi lanciata. Nella brixia c’era la necessità di inserire una carica di lancio
separata che innescava il lancio dell’artifizio. Riusciva, la Brixia, a sparare nel-
l’arco di tiro classico del mortaio (+45°/+80°) e dell’obice (-14°/+50°) ma
anche ad effettuare un tiro teso similmente un cannoncino portatile (0°/+90°)
con una gittata di 500/550 massimi. Il proiettile viaggiava a 480grammi viaggia-
va dai 60 ai 85 metri, circa, al secondo, a seconda della chiusura o apertura della
valvola di sfiato. Il mortaio veniva caricato da dietro sia di bomba che di carica
di lancio, facendo avanzare la canna azionando una leva e successivamente
richiusa. Effettuando l’avanzamento della canna si armava l’otturatore che
nell’ultima parte di corsa nella chiusura veniva liberato sulla carica di lancio.
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