Page 299 - Numero Speciale 2024
P. 299

IL CARABINIERE DELLA NUOVA ITALIA





                 in un primo tempo il lavoro normale del comandante la stazione impratichendosi specie nel
                 servizio di istituto ed in un secondo assumerebbero vere e proprie funzioni di comandante”.
                 Dunque da una parte il ricordo dei collaboratori vicini con i quali aveva diviso le sofferenze
                 delle primissime fasi della lotta di Resistenza e poi un tema professionale proponendo soluzioni
                 efficaci che solo il tempo ha permesso di realizzare.
                      Sempre nel periodico di gennaio compare un terzo contributo intitolato Avanguardia eroica.
                 Dalla Chiesa cita un piccolo episodio di storia locale riferendosi al ruolo avuto dal Carabiniere
                 Ugo Capati nella liberazione di Tuscania, in provincia di Viterbo, da parte tedesca e del ruolo
                 avuto da questo nell’agevolare con alcuni suoi amici l’ingresso degli americani nella cittadina.
                 La citazione del testo della lettera del sindaco completa la descrizione dell’episodio. Anche in
                 questo caso emerge l’attenzione dell’autore verso i personaggi minori, autori di gesti conosciuti
                 da pochi o addirittura sconosciuti. Qui dalla Chiesa lo rappresenta semplicemente: “Ed ecco
                 sulla sponda del fiume balzare bello, sorridente nel suo stesso ardire, aitante nei suoi ventiquat-
                 tranni un carabiniere! Non aveva alcun distintivo dell’Arma, era uno sbandato come tanti e
                 tanti carabinieri, coperto d’abiti prestati e quasi resi cenciosi dai disagi e dalle fatiche della mac-
                 chia, ma era un carabiniere” .
                                       4
                      Nel numero successivo (2/1945) c.d.c. presenta il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto; nel
                 ricordare la vicenda del nostro martire accompagna la narrazione con una lettera che la madre
                 inviò al Comandante Generali dopo l’incontro avuto a Napoli in occasione delle onoranze
                 funebri. Nello stesso fascicolo segnalava (p. 5), un gesto di coraggio del Carabiniere Antonio
                 Di Rubbio del Nucleo Organizzativo della Legione di Genova per il quale aveva riportato
                 ustioni di primo e secondo grado e si trovava ricoverato presso l’ospedale di Viareggio. La
                 penna di dalla Chiesa ritorna con Carabinieri in prigionia (n. 4/1945), tutelando apertamente tutti
                 i Carabinieri che si trovavano in prigionia (degli alleati), deportati (dai tedeschi) o con le armi
                 in pugno quali patrioti, combattenti nella Resistenza.
                      Una tutela vieppiù necessaria parlando “agli altri, a coloro che dal nostro paziente, trop-
                 po paziente silenzio, si sentono autorizzati in mala fede a creare, a fomentare il discredito, a
                 coloro che pur conoscendo tante verità, le vogliono dimenticare acchè i loro pregiudizi, le loro
                 prevenzioni continuino forzatamente ad avere un minimo di fondamento, a coloro che portati
                 per insita natura ad emergere per far naufragare i più, non si accorgono invece di far la fine di
                 quei marroni che, se tarati, vengono a falla mentre i buoni, i sani, si accontentano di starsene
                 silenziosi e compatti in fondo al recipiente”.
                      Nel fascicolo del giugno 1945, si ritrova un altro articolo con la stessa firma, Ho parlato
                 con “Scapaccino”, in cui dalla Chiesa racconta dell’ingresso dei Carabinieri a Parma il 26 aprile pre-
                 cedente e del suo incontro con un comandante partigiano che arriva in autovettura mentre anco-
                 ra si combatte contro una brigata nera. Ne discende un partigiano di statura media, dai capelli brizzolati,
                 abbronzato dal sole e reso duro dalle fatiche; mi guarda, mi sorride. Poi mi corre incontro con il suo mitra nella
                 mano sinistra e, a qualche passo di distanza, sull’attenti mi fa un bel saluto militare. Gli stendo la mano e mi
                 presento. Mi risponde «Scapaccino», evocando la figura del primo decorato di medaglia d’oro al valor
                 militare di tutta l’Armata Sarda. Si trattava di un sottufficiale dell’Arma che, insieme ad altri
                 Carabinieri, comandava una formazione partigiana dove i Carabinieri portavano come nomi di
                 battaglia quelli delle medaglie d’oro al valor militare concesse proprio ai Carabinieri.

                 4   L’episodio è ricordato diversamente nella storia locale, si veda https://www.ontuscia.it/comune/tuscania/padre-
                    giuseppe-camillo-capati-di-maria-ausiliatrice-379211, ultima consultazione 12 agosto 2024.


                                                                                        297
   294   295   296   297   298   299   300   301   302   303   304