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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
I cimeli di oggi esposti al Museo sono le armi che implacabilmente hanno
segnato queste vite. Venendo da un lungo periodo di guerra e quindi, ovvia-
mente, da una produzione massiccia di armi, la possibilità di reperirne un po’
era abbastanza agevole, non vi era campo di battaglia che non lasciava dissemi-
nate armi e munizioni. In una fase politicamente e militarmente concitata non
si andava tanto per il sottile sulla scelta del proprio armamento. Quindi le armi
era più o meno per tutte uguali, ma con un certo sforzo si è pensato di poter
assegnare maggiormente alcune armi iconiche ai Carabinieri che hanno militato
al nord, nella Resistenza, e al sud al seguito delle truppe italiane o degli alleati.
Fucile 91. Particolare dell’otturatore in apertura
(Fonte: Foto Autore)
2. Il fucile e il moschetto 91
Icona nazionale e non solo, tra le armi lunghe il modello 91 Carcano
Mannlicher, in tutte le sue versioni e varanti, ha accompagnato il militare italia-
no fin dal 29 marzo 1892 quando il Vetterli e le “avancariche” diventarono trop-
po obsoleti per le esigenze del Regio Esercito. Un’arma talmente innovativa che
condizionò tutte le progettazioni delli futuri armamenti del novecento e oltre.
Il funzionamento era a ripetizione ordinari con pacchetto elevatore fisso
Mannlicher a caricamento verticale, 6 colpi calibro 6.5 x 52 mm con otturatore
giro-scorrevole (bolt action) che permetteva (per mezzo di camme) l’espulsione,
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