Page 163 - Numero Speciale 2024
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IL RUOLO DELL’ARMA DEI REALI CARABINIERI NELLA VICENDA DEL “TITANIC FERROVIARIO”




               (ben quarantasette). Appena fuori del traforo più lungo della linea (quasi tre chi-
               lometri), uno o due macchinisti (denominati in gergo “Tarzan”), si piazzavano
               su apposite piattaforme, pronti a saltare al volo sulle locomotive in caso di sve-
               nimento del personale di macchina, per riprenderne il controllo. Ciò esemplifica
               anche la velocità di crociera dei convogli dell’epoca…
                    Per quanto in Italia, come all’estero, da anni fosse stata introdotta la tra-
               zione elettrica, nel 1944, in disparte dalle distruzioni belliche, la trazione a vapo-
               re fosse ancora prevalente.
                    Venendo al luogo della tragedia del Treno 8017, da un lato la Galleria delle
               Armi è la più lunga del tratto Battipaglia-Potenza ed anche quella con la peggior
               ventilazione (dato che i due imbocchi del tunnel non sono in asse e la ferrovia
               scorre in una stretta forra, sotto centinaia di metri di pareti verticali); dall’altro,
               nei precedenti anni d’esercizio, nessun incidente dovuto all’intossicazione da
               monossido di carbonio era stato ivi registrato.
                    Il Treno 8017 aveva iniziato il suo viaggio da Napoli alle 13 del 2 marzo
               1944; la cronaca del lento procedere verso il suo tragico destino registra anche
               una carica della polizia militare angloamericana alla stazione di Battipaglia, fina-
               lizzata a sloggiare tutti i passeggeri dal treno. In straordinaria verosimiglianza
               con altre tremende e tragiche vicende dei nostri tempi, divenute incontrollate,
               questo tentativo, oltre a essere indiscriminato (dato che i passeggeri avevano
               pagato regolare biglietto), risultò inutile, dato che, approfittando dell’oscurità,
               quasi tutti riuscirono a risalire. Coloro che non vi riuscirono, al momento riten-
               nero di esser stati sfortunati, ma quanto accadde dopo poche ore gli fece render
               conto di esser stati beneficiati dal destino.
                    Nelle stazioni successive il numero delle persone trasportate dal Treno
               8017 si incrementò ulteriormente.
                    A circa dodici ore dalla sua partenza, cinquanta minuti dopo la mezzanot-
               te del 3 marzo 1944, il Treno 8017, dopo una lunga sosta, si mosse dunque dalla
               stazione di Balvano, in direzione di quella di Bella-Muro.
                    I seguenti ulteriori elementi contribuirono al verificarsi della tragedia e al
               suo tremendo bilancio: le due locomotive a vapore erano state poste ambedue
               in testa al treno; le stesse erano una di fabbricazione italiana e l’altra austriaca e
               quindi avevano il posto di guida su due lati opposti e, soprattutto, trainavano
               ben quarantacinque carri. Le circa settecento persone a bordo di questi carri
               merci - prevalentemente scoperti - si trovavano nella peggiore situazione quan-
               to alla minaccia rappresentata dai fumi di scarico.
                    Sulla base di tali elementi, già la lunga sosta alla stazione di Balvano aveva
               rappresentato un altro dei perfidi e fatali presupposti della strage, laddove la


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