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I CARABINIERI DEL 1944 - IL REGNO D’ITALIA
metà posteriore del treno era rimasta all’interno della galleria precedente la sta-
zione e le persone che si trovavano in quella parte, respirando il monossido di
carbonio emesso dalle due locomotive avevano cominciato ad intossicarsi, per-
dendo lucidità.
Il Treno 8017 avrebbe dovuto giungere alla successiva stazione (Bella
Muro) - distante poco meno di otto chilometri in direzione Potenza - in una
cinquantina di minuti al massimo.
Ma non ci riuscì.
Giunto all’interno della Galleria delle Armi, a meno di due chilometri dalla
stazione di Balvano, il personale della prima locomotiva si trovò subito immerso
nel monossido di carbonio e comprese che fosse pericolosissimo andare avanti.
Così, ad un rallentamento iniziale seguirono una serie di movimenti convulsi, in
avanti e indietro, dovuti alla fatale incomprensione tra i macchinisti delle due loco-
motive. Finalmente il Treno 8017 si immobilizzò definitivamente con solo gli ulti-
mi tre carri al di fuori del tunnel. Essendo in quel punto la linea acclive, l’arresto
avvenne evidentemente in conseguenza dell’intervento dei frenatori. I passeggeri
del Treno 8017 da quel momento rimasero soli per più di sei ore, senza soccorsi.
Il verbale dei Carabinieri di Balvano in data 6 marzo 1944, registra testual-
mente la fase successiva della tragedia: Verso le 6 del 3 il guardasala Rinaldi Domenico
avvertiva, per incarico del capostazione di Balvano, che sotto la galleria di Balvano vi era un treno
fermo e che molti viaggiatori erano morti per asfissia e che fu fatto quanto era possibile col concorso
del personale ferroviario e di altri volenterosi per salvare quelli che ancora lo potevano essere.
Tale documento identifica le responsabilità finali della tragedia, attestando
il ritardo con il quale l’allarme venne lanciato e il conseguente arrivo dei soc-
corsi nella zona dell’incidente a distanza di sei ore dall’accaduto.
Da un punto di vista operativo, dunque, la priorità iniziale fu costituita dai
soccorsi. Poi seguirono il recupero e l’identificazione - per quanto possibile-
delle vittime, il loro seppellimento nelle fosse comuni, frettolosamente scavate
dentro e fuori il cimitero di Balvano. L’emergenza si concluse con l’inventario
dei beni delle vittime ed i conseguenti rapporti alle varie autorità competenti,
compresa quella giudiziaria.
La documentazione che ne scaturì è ancora fortunatamente a disposizione
(Balvano subì anche distruzioni per il gravissimo terremoto del 23 novembre
1980) ed è di evidente rilevanza storica, costituendo in pratica l’unica testimonian-
za cartacea dettagliata di fonte ufficiale rimasta a disposizione. L’elenco delle vit-
time redatto dai Carabinieri di Balvano, incrociato con i dati risultanti dall’anagra-
fe del comune lucano, fornisce un contributo decisivo in merito all’identificazione
delle vittime e al bilancio della tragedia, incredibilmente ancora controverso a
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