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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
mentre “un altro da venti anni è in esilio in Francia per sottrarsi alle persecu-
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zioni fasciste” .
Dunque sembra che per l’ultraquarantenne Carabiniere Reale richiamato
Vittorio Tassi, sposato e con figli, la scelta fosse chiara: non collaborare ma
contrastare sia i tedeschi, sia i fascisti che atterrivano la popolazione con per-
quisizioni arbitrarie e requisizioni. Questi risposero con un odio verso i parti-
giani trasversale: “i loro giornali ricevettero ordine di aprire una campagna di
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diffamazione, che affiancasse la lotta di sterminio” .
Secondo l’articolo, la banda che Tassi aveva costituito si basava su cono-
scenze personali e sulla verificata affidabilità dei suoi uomini. Le attività della
formazione combattente prevedevano l’attacco a piccoli nuclei di tedeschi
lungo le principali arterie stradali, l’assalto ai distaccamenti di “militi neo-fasci-
sti, ponti e strade”, cioè obiettivi che potevano offrire armamento e munizio-
namento alla banda partigiana e rallentare il movimento dei tedeschi e dei loro
fiancheggiatori repubblichini.
La necessità di ampliare la formazione spinse Tassi ad agire contro un
campo di lavoro della TODT dove era impiegato un gruppo di prigionieri
russi. Secondo la ricostruzione del giornale, durante l’inverno 1943/1944,
Tassi con i suoi uomini riuscì a penetrare all’interno del campo, a neutralizza-
re le guardie di vigilanza e a far scappare sei soldati russi, già in allerta per
essere stati avvicinati da un fiancheggiatore inviato da Tassi ; così questi
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entrarono a far parte della sua unità combattente condividendo fatiche e
restrizioni. Il giornale segnalava anche che la fuga dei russi aveva causato una
dura repressione tedesca nella zona “qualche fucilazione «esemplare», sorve-
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glianza accresciuta” .
La Primavera trascorse con controlli nelle abitazioni di campagna da parte
tedesca informata da spie e delatori che la banda scendeva di tanto in tanto
nell’abitato. Sembra che fosse giunto l’ordine di nascondere le armi e sciogliere
le formazioni della zona in attesa della Liberazione con l’approssimarsi dell’ar-
rivo degli alleati. Dunque, dopo un discorso di circostanza, quasi tutti cedettero
all’imposizione arrivata via radio ad eccezione di Magi che “s’aggirava ancora
armato, diceva che nessun luogo era meglio per le armi che le sue mani”.
Purtroppo, proprio in quei frangenti le frequenti irruzioni nei casolari pro-
vocarono la cattura e l’esecuzione sommaria di molti partigiani. Il periodico
35 Ibidem.
36 Ibidem.
37 Nella proposta di ricompensa si parla di cinque prigionieri liberati.
38 Martiri nostri in Il carabiniere della Nuova Italia cit.
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