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A DIFESA DELLA LIBERTÀ. L’ARMA NELLA RESISTENZA SENESE (VITTORIO TASSI E GLI ALTRI)
dispiacere segnala la sua situazione. In particolare, egli affermò; “la vita dei
carabinieri della provincia di Siena era resa difficile al punto di paventare da un
momento all’altro di essere tratti in arresto o di dover subire violenze d’ogni
genere, come accadde al comandante del gruppo, che si vide, dopo l’esodo dei
carabinieri, devastare e saccheggiare l’alloggio di servizio. A riprova della con-
dotta tenuta dall’Arma nella provincia di Siena nelle circostanze di tempo e
luogo in questione sta il fatto che nei numerosi procedimento penale, intentati
dopo la liberazione, a carico dei collaborazionisti, mai è stata coinvolta la
responsabilità di un carabiniere, non solo, ma al sopraggiungere delle truppe
alleate, furono riconfermati in servizio tutti i carabinieri sottufficiali e ufficiali
del gruppo di Siena a cominciare dal loro comandante […] Ma così non la pen-
sarono gli italiani, perché appena arrivati a Siena gli addetti al servizio informa-
tivo del Ministero della Guerra, dopo un mese dalla liberazione, chiesero ed
ottennero lo arresto e conseguente internamento in un campo di concentra-
mento del comandante del gruppo, reo di essersi sacrificato per il bene della
Patria e dell’Arma. E ciò avvenne purtroppo quando nella stessa caserma, dove
abitava il detto ufficiale, sostava da più giorni l’intero comando della legione
carabinieri di Firenze, in attesa della liberazione di questa ultima città” .
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Quanto riporta amaramente Lazzeri circa le sue vicende personali rappresenta
bene il disagio morale al quale andarono incontro alcuni militari dell’Arma,
soprattutto alla luce di alcune dichiarazioni di testimoni oculari. Ferdinando
Fabbo, ufficiale superiore che rimase occultato nella zona senese dopo l’8 set-
tembre, così ricordava l’operato del collega: “ho dichiarato in altra sede e mi
corre l’obbligo di confermarlo in questa circostanza che il Maggiore LAZZERI
fu spiritualmente lontano dalla repubblica sociale e si espose a non pochi rischi
nel mitigare talune rigorose disposizioni delle autorità militari e politiche, nel
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non osservarne altre” .
Resta esemplare il comportamento del Carabiniere Vittorio Tassi. La sua
scelta di tentare di salvare il giovane gregario appena catturato, di riuscire poi a
far liberare gli altri partigiani addossandosi la responsabilità di resistente e di
patire con Magi la fucilazione, ne fanno una figura del massimo rispetto di
Carabiniere, di uomo del popolo e se mi è consentito da comandante tanto da
meritare la massima onorificenza al valor militare. Spetta a chi rimane ricordar-
ne l’esempio, tenendone viva la memoria.
48 ASACC, D125.2, relazione del maggiore Rodolfo Lazzeri datata 16 aprile 1951.
49 ASACC, D125.2, relazione n. 21/3-1950 di prot. Segreto datata 24 settembre 1951 della
Legione Territoriale Carabinieri di Palermo cit.
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