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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Però i movimenti di mezzi e truppe sul territorio nazionale non passarono inos-
servati allo Stato Maggiore del Regio Esercito che tenne una riunione il 5 settem-
bre. Ciò però non bastò ad organizzare una difesa coordinata. In Toscana, non
avendo a disposizione aviazione e un numero adeguato di militari, fu addirittura
dato ordine di approntare dei reparti di “arditi” motorizzati che avrebbero dovuto
attaccare i tedeschi nel caso in cui questi si fossero mossi verso Roma. Come nel
resto d’Italia, a Firenze la notizia dell’Armistizio disorientò le truppe italiane. In
molti presidi si registrano allontanamenti ed in alcune caserme l’esodo fu totale.
Giunta la notte, robuste pattuglie di carabinieri presidiarono le vie di Firenze per
ristabilire la calma e l’ordine tra la popolazione pervasa dalla notizia.
Un cospicuo nucleo di carabinieri fu inviato al comando del Corpo
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d’Armata per assumerne la difesa in caso di attacco tedesco .
Presso la Scuola Centrale Carabinieri Reali fu attuato il piano di difesa della
caserma, poi, in previsione di possibili scontri i giovani carabinieri rimasero conse-
gnati all’interno. Nei comandi dell’Arma il primo ordine che giunse dal Comando
di Zona di Firenze, fu quello di fermare e disarmare i tedeschi che si trovavano a
passare nella rispettiva giurisdizione. A Scarperia i carabinieri della locale stazione
fermarono undici militari tedeschi, di cui nove ufficiali, e li rinchiusero in un locale
nelle vicinanze della caserma . Trascorse poche ore però un ordine impose ai mili-
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tari di lasciare i tedeschi e riconsegnare loro le armi. Quando i comandi periferici
riuscivano ad ottenere la linea telefonica con qualche comando superiore la rispo-
sta che veniva data dal piantone era sempre la stessa: tutti gli ufficiali se ne sono andati
senza lasciare ordini, arrangiatevi. Appena entrate in città le truppe tedesche assediaro-
no il palazzo S. Caterina, sede dei più alti comandi italiani, catturando militari e uffi-
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ciali che ancora non si erano allontanati. Tra questi i generali: Chiappi Armellini ,
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Barrilis , Odetti di Marcorengo che furono lasciati liberi, ma a disposizione del
comando germanico. Poi, con il passare dei giorni a causa del loro atteggiamento
non collaborativo, furono deportati i generali Armellini, Barrilis e Chiappi.
Il comando delle forze di polizia della città fu così assunto dal generale dei
carabinieri Pietro Carlino, comandante della 3 Brigata di Firenze. In questa fase
a
i tedeschi ebbero nei riguardi dei carabinieri un atteggiamento non omogeneo.
Il disarmo di diverse stazioni carabinieri, oltre ad essere dettato dall’acredine è
da imputare al fatto che i carabinieri, indossando l’uniforme grigio verde,
1 Direzione dei Beni Storici e Documentali del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri,
(d’ora in poi ASACC), Documentoteca, Scatola 125, fasc. 2 (d’ora in poi D125.2) dalla rela-
zione del Avv. Elio Sarandria capitano in congedo dei carabinieri datata 1° agosto 1950.
2 ASACC, D125.2 dalla relazione del sottotenente Raul Peppoloni.
3 Comandante della difesa militare.
4 Comandante della Zona.
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