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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             tra, approfittò della confusione e del fatto che la porta dell’ufficio era aperta,
             per lasciare la stanza ritornando alla mansione di cuciniere. Non sottoscrisse il
             giuramento, ne fu nei giorni a seguire cercato per fare ciò.
                  Testimonianza del carabiniere Noaledo Tezzi Il 9 febbraio 44, da Brisighella
             mi recai alla caserma della GNR di Ravenna per il giuramento. Poco prima della cerimonia
             riuscii però ad allontanarmi dalla detta caserma e ritornare a Brisighella senza giurare, né
             in seguito compii tale atto.
                  Attraverso le numerosissime testimonianze, raccolte al termine del conflit-
             to, custodite presso l’archivio storico del Comando Generale dell’Arma, possia-
             mo affermare senza alcun dubbio che tra i carabinieri che giurano la gran parte
             non fu per convinzione ma per paura di rappresaglia.
                  A Firenze, il giorno prima della fatidica data, il tenente Francesco Sceusa,
             assieme al tenente Elio Sarandria e al sottotenente Fumia, si era rivolto al tenen-
             te colonnello Galloni per chiedere consiglio su cosa fare. Per alcuni ufficiali il
             giuramento assunse e rappresentò un atto imposto illegalmente. A conferma di
             ciò depone anche il fatto che alcuni arrivarono a chiedere l’opinione delle mas-
             sime autorità ecclesiastiche e giudiziarie di Firenze che, interpellate, riferirono
             che il giuramento poteva essere reso poiché la situazione di fatto corrispondeva
             ad uno stato di necessità che in quel momento avrebbe escluso la punibilità.
                  Al contempo possiamo affermare che a Firenze vi furono alcuni ufficiali
             superiori dei carabinieri, come il generale Carlino ed il tenente colonnello Solaini
             che invece collaborarono con i nazifascisti . Questo atteggiamento non passò
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             inosservato ai sottoposti, tanto che un giorno su un marmo della cucina truppa
             della legione di Firenze apparse la scritta a morte agli ufficiali in camicia nera. Per sco-
             prire l’autore, Solaini ordinò al capitano Giovanni Vacca, aiutante maggiore della
             legione, di fare una rigorosa inchiesta a carico di tutti i carabinieri della compa-
             gnia comando. Nessuna indagine verrà mai avviata da quest’ultimo ufficiale.
                  L’ingresso nelle formazioni di resistenza da parte dei carabinieri apparte-
             nenti ai comandi della legione fu tutt’altro che sistematico ed organico. Esso
             infatti fu determinato da carabinieri carismatici e coraggiosi che, correndo gravi
             rischi, si fecero promotori nelle caserme. Per quanto riguarda la città di Firenze
             la  formazione  che  raccolse  più  carabinieri,  oltre  duecentocinquanta  fu  quella
             9    Successivamente  promosso  al  grado  di  colonnello  venne  trasferito  al  comando  GNR  di
                  Lucca, da dove verso la fine di giugno 1944, unitamente alla famiglia ripiegò al Nord. In data
                                                                                        a
                  1° gennaio fu nominato dapprima Capo Ufficio Sottufficiali e Truppa, poi capo della 1
                  Commissione permanente di disciplina. Il 2 giugno 1945 ritornato a Firenze si presentò alla
                  locale Questura che, date le sue cattive condizioni di salute, lo ricoverò piantonato nell’ospe-
                  dale Giovanni Giusti. Il successivo giorno 5, venne accompagnato al campo di concentra-
                  mento di Scandicci. Tradotto in carcere vi restò rinchiuso sino al 2 luglio 1946 quando fu
                  scarcerato per amnistia.

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