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FIRENZE 1944. CARABINIERI CONTRO NAZIFASCISTI
Mussolini, si tenne nei comandi dell’Arma dei carabinieri il giuramento di fedel-
tà alla RSI. Esistono molte relazioni successive che descrivono e raccontano il
clima che caratterizzò quel mento.
Testimonianza del trentenne carabiniere richiamato Messeni Leone in ser-
vizio presso la stazione di Castel San Pietro: Nel mese di febbraio (non ricordo il giorno)
il maresciallo maggiore Oreste Smeraldi, di accesi sentimenti fascisti, ci avvertì che eravamo
stati convocati, tutti in blocco, alla sede del comando di compagnia, in Imola, per comunicazioni
di servizio; aggiunse che ci saremmo recati disarmati. Imbarcati sulla corriera raggiungemmo
Imola dove il capitano (non ricordo il nome), dopo aver fatto chiamare un capo manipolo della
milizia che gli consegnò una bandiera, lesse ad alta voce la formula di giuramento dopo di che
ci ammonì che ci conveniva firmare perché, in caso contrario, ci avrebbe consegnati in stato di
arresto alle autorità tedesche. Così fui costretto a firmare.
Testimonianza del carabiniere Armando Salomoni: nel mese di febbraio 44, la
sera di un giorno che non ricordo, il predetto Carlini ci avvertì che l’indomani ci saremmo
dovuti recare alla caserma “Bevilacqua” di Ferrara per comunicazioni di servizio. Inquadrati
e disarmati, circa in dieci, accompagnati dal nostro comandante di stazione, fummo portati
in detta caserma dove trovammo il maggiore Demetrio Pannusa, comandante del Gruppo, il
capitano Francesco Borsarelli, comandante della compagnia e tutti i carabinieri delle stazioni
dipendenti dalla compagnia. Dopo il discorso tenuto dal maggiore della Milizia, fummo fatti
salire al secondo piano della caserma dove ci venne consegnato uno stampato contenente la for-
mula del giuramento con l’avvertenza che tale modulo doveva essere firmato. Avvenuta la ceri-
monia del giuramento, circa venti giorni dopo il maresciallo Carlini, fascista dalla prima ora,
ci avvertì che, essendo giunte alle stazioni le camice nere, l’indomani tutti i militari l’avrebbero
indossata. Pressato dal sottufficiale, che mi intimoriva con minacce, fui costretto a indossarla.
Testimonianza del carabiniere Domenico Foschi: non potei esimermi dal fir-
mare il giuramento, perché avevo saputo che altri militari, che si erano rifiutati, erano stati
passati alla prigione e prenotati per essere inviati in Germania.
Testimonianza del maresciallo maggiore Stefano Lucchini, all’epoca dei fatti
effettivo alla stazione di Cesena Centrale: sono stato costretto a firmare per non essere
deportato in Germania e per non esporre la mia famiglia alla rappresaglie dei nazi fascisti.
Il carabiniere Franco Nanni, sfuggito il 7 ottobre 1943 alla deportazione
dei carabinieri della capitale e riparato sino al 22 febbraio 1944 a Loiano presso
la propria famiglia, fu costretto a rientrare in servizio a seguito delle continue
minacce dei repubblichini del paese. Raggiunta la legione di Bologna, i primi sei
giorni fu impiegato come cuciniere poi, chiamato in ufficio da un maresciallo
di nome Franceschini, alla presenza di altri carabinieri gli venne detto che era
estremamente urgente giurare e pertanto sottoscrivere l’apposito stampato, che
il predetto sottufficiale aveva a portata di mano. Il giovane, fra una parola e l’al-
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