Page 78 - Numero Speciale 2024-2
P. 78
I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
2. Gli allontanamenti delle caserme e l’ingresso nella resistenza
Come abbiamo detto la notizia dell’armistizio produsse una serie di effetti
che amplificarono la già difficile situazione interna del paese. L’epilogo di Casa
Savoia, la fuga dopo qualche giorno del comandante generale dell’Arma Cerica,
l’interruzione momentanea del comando generale dell’Arma dei Carabinieri di
Roma, l’atteggiamento dei tedeschi e fascisti, le notizie circolate sulla deporta-
zione dei carabinieri della capitale, rappresentarono per i carabinieri operanti
nei territori della RSI l’ennesimo banco di prova.
Quanto era accaduto nei trenta giorni dopo la resa incondizionata del
paese, non poteva non aver indotto numerosi carabinieri e militari delle forze
armate italiane ad abbandonare le caserme. La sfiducia ed il disordine avevano
fatto breccia nelle caserme in modo irreparabile. Per arginare tale fenomeno
alcuni ufficiali dell’Arma avevano riunito gli uomini con l’intento di persuaderli,
facendo presente che nessuno avrebbe fatto loro il minimo torto, in quanto
ritenuti dai tedeschi forza di polizia. Qualcuno era arrivato persino a promettere
abiti civili nel caso in cui i tedeschi avessero incalzato. Ma in altre circostanze
l’approccio di qualche ufficiale si era rivelato nervoso e minaccioso.
Il disimpegno dai servizi era avvenuto anche grazie la compiacenza di
alcuni medici militari. Presso il comando legione di Firenze il dottor Foselli
Deodato , di profondi sentimenti anti nazifascisti, aveva concesso licenze ed
7
esoneri dal servizio con il pretesto di inesistenti malattie. Nella sala medica del
predetto comando anche il brigadiere Mattei e l’appuntato Parnetti si adopera-
rono per la concessione delle licenze . Un altro valido contributo, nell’azione di
8
sabotaggio, fu dato anche dal tenente colonnello medico Giulio Belisario, in
servizio presso la Scuola Centrale. Come abbiamo detto, nel corso dei mesi che
seguirono la liberazione di Mussolini e la nascita della RSI, l’opera di sabotaggio
dei carabinieri fu costante e non parve inosservata ad ufficiali delle SS.
Il generale Pietro Carlino il 12 novembre del 43 diramò una lettera per
arginare l’atteggiamento apatico e svogliato dei carabinieri. Il documento conclu-
deva dicendo: eventuali nuove trasgressioni, delle quali dovrei ritenere responsabili anche
gli ufficiali diretti, dovranno essere severamente represse.
Poi agli inizi del 1944, dopo l’istituzione della Guardia Nazionale
Repubblicana (GNR), tale fenomeno aumentò sensibilmente. Per contrastare
tale situazione furono inviati numerosi telegrammi, presso le famiglie di quei
carabinieri che si erano allontanati, che imponevano il rientro in servizio pena
l’arresto di mogli, figli o genitori. Il 9 febbraio 1944, secondo un ordine dato da
7 ASACC, D1221.1 foglio senza numero e firma datato 11 dicembre 1944.
8 ASACC, D1219.2 dalla relazione sull’attività svolta dal maggiore Gustavo Mori datata 27 agosto 1944.
76

