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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             2. Gli allontanamenti delle caserme e l’ingresso nella resistenza
                  Come abbiamo detto la notizia dell’armistizio produsse una serie di effetti
             che amplificarono la già difficile situazione interna del paese. L’epilogo di Casa
             Savoia, la fuga dopo qualche giorno del comandante generale dell’Arma Cerica,
             l’interruzione momentanea del comando generale dell’Arma dei Carabinieri di
             Roma, l’atteggiamento dei tedeschi e fascisti, le notizie circolate sulla deporta-
             zione dei carabinieri della capitale, rappresentarono per i carabinieri operanti
             nei territori della RSI l’ennesimo banco di prova.
                  Quanto  era  accaduto  nei  trenta  giorni  dopo  la  resa  incondizionata  del
             paese, non poteva non aver indotto numerosi carabinieri e militari delle forze
             armate italiane ad abbandonare le caserme. La sfiducia ed il disordine avevano
             fatto breccia nelle caserme in modo irreparabile. Per arginare tale fenomeno
             alcuni ufficiali dell’Arma avevano riunito gli uomini con l’intento di persuaderli,
             facendo presente che nessuno avrebbe fatto loro il minimo torto, in quanto
             ritenuti dai tedeschi forza di polizia. Qualcuno era arrivato persino a promettere
             abiti civili nel caso in cui i tedeschi avessero incalzato. Ma in altre circostanze
             l’approccio di qualche ufficiale si era rivelato nervoso e minaccioso.
                  Il  disimpegno  dai  servizi  era  avvenuto  anche  grazie  la  compiacenza  di
             alcuni medici militari. Presso il comando legione di Firenze il dottor Foselli
             Deodato , di profondi sentimenti anti nazifascisti, aveva concesso licenze ed
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             esoneri dal servizio con il pretesto di inesistenti malattie. Nella sala medica del
             predetto comando anche il brigadiere Mattei e l’appuntato Parnetti si adopera-
             rono per la concessione delle licenze . Un altro valido contributo, nell’azione di
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             sabotaggio, fu dato anche dal tenente colonnello medico Giulio Belisario, in
             servizio presso la Scuola Centrale.  Come abbiamo detto, nel corso dei mesi che
             seguirono la liberazione di Mussolini e la nascita della RSI, l’opera di sabotaggio
             dei carabinieri fu costante e non parve inosservata ad ufficiali delle SS.
                  Il generale Pietro Carlino il 12 novembre del 43 diramò una lettera per
             arginare l’atteggiamento apatico e svogliato dei carabinieri. Il documento conclu-
             deva dicendo: eventuali nuove trasgressioni, delle quali dovrei ritenere responsabili anche
             gli ufficiali diretti, dovranno essere severamente represse.
                  Poi  agli  inizi  del  1944,  dopo  l’istituzione  della  Guardia  Nazionale
             Repubblicana (GNR), tale fenomeno aumentò sensibilmente. Per contrastare
             tale situazione furono inviati numerosi telegrammi, presso le famiglie di quei
             carabinieri che si erano allontanati, che imponevano il rientro in servizio pena
             l’arresto di mogli, figli o genitori. Il 9 febbraio 1944, secondo un ordine dato da

             7    ASACC, D1221.1 foglio senza numero e firma datato 11 dicembre 1944.
             8    ASACC, D1219.2 dalla relazione sull’attività svolta dal maggiore Gustavo Mori datata 27 agosto 1944.

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