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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



             di contrasto agli occupanti e ai collaborazionisti. Anzi, altrove e da tempo, è
             stato  messo  in  evidenza  un  aspetto  meno  noto.  Nel  periodo  aprile/maggio
             1944, si osservò “il passaggio ad una silenziosa collaborazione con il movimen-
             to partigiano da parte di militi inquadrati nell’arma dei carabinieri, che in certi
             casi favorirono gli attacchi alle caserme della GNR e passarono, nel mese di giu-
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             gno, ad una collaborazione dichiarata e fattiva” .
                  In merito alla resistenza nella zona, il capitano Emanuele Lorenzetti, già
             capitano comandante della compagnia Carabinieri di Siena Interna, affermava:
             “Nella mia giurisdizione [sic!], specie nella zona di Asciano, vi erano numerosi
             patrioti  alla  macchia,  compresi  parecchi  militari  dell’Arma,  sbandatisi  dalle
             Sezioni  Carabinieri  della  Divisione  “Ravenna”,  scioltasi  in  Asciano.  Il
             Comandante di quella Stazione, dietro mie direttive, agì sempre in loro favore
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             e non vennero mai adottati provvedimenti a loro danno” . Il ruolo di quel mili-
             tare fu esaltato anche dal colonnello Fabbo che ricorda quanto fece per sottrar-
             re la popolazione civile alle istanze tedesche e repubblichine: “In quest’opera
             meritoria, quanto pericolosa, si distinse in modo particolare il compianto mare-
                                                                            42
             sciallo maggiore Cecconi, comandante della stazione di Asciano” .
                  Va segnalato anche un altro aspetto che suonò come un campanello d’al-
             larme: “Verso la metà di maggio, dagli organi superiori fu diramato l’ordine di
             far ripiegare le stazioni sui vari capoluoghi per indi formare forti concentra-
             menti altrove, in previsione della minaccia incombente dell’avvicinarsi del fron-
             te. In molti di noi sorse il dubbio che il ripiegamento avesse ben altro scopo e
             precisamente quello di fare il bis di Roma” . Anche in questo caso, i Carabinieri
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             vissero scelte diverse comprese tra quella di rimanere in servizio al fianco della
             popolazione e quella di passare in clandestinità.
                  Un  caso  tipico  è  quello  del  sottotenente  di  complemento  Tito  Livio
             Stagni, in servizio presso il tribunale militare di Firenze l’8 settembre 1943 e
             sbandatosi il 30 novembre per non entrare nella GNR. Portatosi presso la fami-
             glia a Siena svolse attiva propaganda antifascista.
                  Partigiano del raggruppamento patrioti “Monte Amiata”, fu ucciso da un
             soldato tedesco il 30 giugno 1944 mentre “tentava di far brillare una mina posta
             dagli stessi tedeschi per far saltare un ponte in località “Madonnina Rossa” di


             40   Ivi, p. 54, ove si precisa che, nel giugno 1944, un nucleo di Carabinieri di Castiglion del Lago
                  raggiunse i partigiani della Simar.
             41   ASACC, D125.2, relazione del maggiore della riserva Emanuele Lorenzetti cit.
             42   ASACC, D125.2, relazione n. 21/3-1950 di prot. Segreto datata 24 settembre 1951 della
                  Legione Territoriale Carabinieri di Palermo cit.
             43   ASACC, D125.2, relazione del sottotenente in congedo Antonio Vaccaro cit.

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