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A DIFESA DELLA LIBERTÀ. L’ARMA NELLA RESISTENZA SENESE (VITTORIO TASSI E GLI ALTRI)
afferma che una pattuglia individuò Magi in un campo mentre stava sotterrando
le proprie armi . Saputolo Tassi avrebbe cercato di liberarlo venendo anch’egli
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catturato dai tedeschi. I due partigiani, sembrerebbe ancora, “furono legati ad
un tronco d’albero, dovettero trascinarlo per sei chilometri sotto la frusta, sino
al Comando tedesco”.
I familiari di Tassi iniziarono a cercarlo sino al momento in cui il parroco
del paese non consegnò una lettera alla famiglia con la quale aveva anche ripor-
tato la posizione esatta dove sarebbe stato sepolto: “la fossa era profonda 90
centimetri. Mio fratello cadde con la faccia di sotto. Sopra Renato. Contavo sul
petto di Vittorio la scarica del plotone, otto ferite. Da quattro metri, avevano
sparato. Trovammo diciassette bossoli di fucile.
Dentro la fossa trovammo il tronco e la fune”. Con queste parole termina
la descrizione di quei mesi di lotta partigiana di Vittorio Tassi e della sua banda
che era inserita all’interno del gruppo bande SIMAR.
Radicofani. Tomba dei caduti Vittorio Tassi e Renato Magi
(Fonte: Direzione dei Beni Storici e Documentali del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, archivio digitale)
5. I Carabinieri resistenti e il rapporto con alcuni sbandati nel senese
Va detto che Vittorio Tassi non fu l’unico Carabiniere a svolgere un’azione
39 La necessità di disperdersi e di sotterrare le armi in caso di forte presenza tedesca sembra
emergere in R. Manno, Le bande Simar dal settembre 1943 al giugno 1944 cit. in “Il movimento
di Liberazione in Italia”, n. 102-1971, p. 55.
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