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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
sero, senza alcun motivo, il maresciallo maggiore Bellomo, comandante la sta-
zione carabinieri di Torrita di Siena […] pochi giorni prima avevano ucciso Don
Bastreghi, pure di Torrita, e prima ancora un frate e un maresciallo dei carabi-
nieri in congedo, in quel di Montefollonico”.
Gli atti criminali non cessarono neppure al passaggio del fronte, nono-
stante il tentativo di un ritorno alla normalità per quanto possibile. Infatti, alcu-
ni criminali “si diedero a commettere nuovamente, nei comuni di
Montepulciano, Torrita, Sinalunga, Pienza, Trequanda, ecc. rapine, omicidi,
estorsioni ed altri reati contro la proprietà […] furono dal sottoscritto scoperti
ed assicurati alla Giustizia che, nel novembre 1946, li condannò a pene esem-
plari (2 di essi all’ergastolo). Il Comando Generale dell’Arma tributò a tutti i
militari operanti l’encomio solenne”.
Nella relazione chiesta dalla legione di Firenze, così conclude il capitano
Umberto Prete, facendo ben comprendere la complessa situazione a livello
locare: “Lavoro arduo e pericoloso fu quello dei carabinieri, guardati con diffi-
denza dalle autorità, gerarchi e gregari del tempo, mentre riscuotevano illimitata
fiducia ed ammirazione dalla parte sana degli abitanti i vari paesi e località. A
liberazione avvenuta, l’ottimo maresciallo (ottimo come soldato e come uomo
generoso) comandante della stazione di Monticiano, fu ucciso, durante la foga
sanguinaria che irrorò di vermiglio le strade di tutte le città d’Italia” .
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6. Qualche prima conclusione
Va senza dubbio riconosciuto l’importante ruolo che i Carabinieri riusci-
rono a ricoprire a favore della popolazione nella città e nella provincia senese.
Le vicende dell’Arma, nella zona senese ma in realtà nel territorio control-
lato dalla RSI, misero ogni giorno i Carabinieri al centro di grandi tensioni, sia
da parte dei tedeschi e dei fascisti che non potevano farne a meno disprezzan-
doli, sia da parte della popolazione che vedeva il valore dei Carabinieri presenti
sul territorio di competenza, sia ancora da parte della Resistenza che si presentò
come un fenomeno piuttosto complesso e variegato e che non sempre vide,
com’è noto, nei Carabinieri quel supporto che pure molti di questi diedero
rimanendo in servizio e ricoprendo un importante ruolo informativo.
Nella difficile situazione di passaggio del fronte, riuscirono a non farsi cat-
turare e deportare, passando in clandestinità o sbandandosi e spesso andando
ad ingrossare il dispositivo resistenziale, ove già altri militari dell’Arma militava-
no, come ad esempio Vittorio Tassu.
Tuttavia alla Liberazione vissero altre difficoltà; Lazzeri con evidente
47 ASACC, D125.2, relazione del capitano Umberto Prete datata 6 luglio 1952.
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