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A DIFESA DELLA LIBERTÀ. L’ARMA NELLA RESISTENZA SENESE (VITTORIO TASSI E GLI ALTRI)
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Siena” .
Certamente, non tutti i Carabinieri erano vicini alla Resistenza, ma si può
affermare che quasi tutti lo furono. Altri, sembrerebbero casi isolati sui quali
ancora sembra necessario svolgere alcuni approfondimenti, invece, aderirono
alla Repubblica Sociale Italiana, entrando nella Guardia Nazionale
Repubblicana. A questi sembra appartenere “un maresciallo dei carabinieri tri-
stemente noto ai partigiani” che fece ritorno a Sarteano, località pure non così
distante da Radicofani . In realtà la questione resta ancora da studiare attenta-
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mente.
Su posizioni molto critiche rispetto il fenomeno della Resistenza nella
zona di Chiusi, si pose il sottotenente in congedo Antonio Vaccaro che, nella
sua relazione del 10 aprile 1950, attaccò duramente alcuni uomini inseriti in for-
mazioni partigiane, sia ridimensionandone il fenomeno, sia sottolineandone gli
eccessi nell’immediata liberazione della zona da parte delle truppe alleate . A
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partire da gennaio 1944, alcune formazioni attaccarono le caserme sedi delle
stazioni Carabinieri, nonché disarmarono Carabinieri in servizio isolato come
accadde tra Campiglia e Abbadia S. Salvatore, Sarteano ed Acquaviva.
L’ufficiale segnalò nella sua relazione anche alcuni comportamenti che nulla
avevano a che fare con la Resistenza: “nel gennaio 1944, ad opera di soldati sici-
liani sbandati, si verificò tra Montepulciano e Pienza, in località “Poggio
Colombo” un efferato delitto tra siciliani stessi, pure a scopo di rapina. L’Arma,
capeggiata dal capitano Carta, fece piena luce sul misfatto. Nel marzo commi-
sero varie rapine nel territorio di Chianciano e Montepulciano. Furono
dall’Arma, che recuperò molta refurtiva, identificati ed arrestati. Nel territorio
di Sarteano e Cetona, quasi ogni giorno, commettevano rapine ed estorsioni”.
Fu opera di sedicenti partigiani la cattura di 6 militari (Carabinieri e militi) il 3
aprile 1944 che furono uccisi il Sabato Santo successivo, i cui cadaveri furono
rivenuti solo nel 1949. In questo caso, lo stesso ufficiale affermò che “Il moven-
te della cattura andava ricercato nel fatto che il capo pattuglia - vicebrigadiere
Drovanti, della stazione di Sarteano - ottimo elemento sotto ogni aspetto, forse
in un discorso accademico si era lasciato dire in paese che non aveva paura dei
partigiani, avendoli conosciuti nei Balcani dove aveva, in precedenza, prestato
servizio […] il giorno successivo al passaggio del fronte (1 luglio 19449), ucci-
44 ASACC, Archivio Storico (AS), Personale Ufficiali e Affari Riservati Vari (PUARV), Serie
Discriminazione ufficiali, ad nomen.
45 R. Manno, Le bande Simar dal settembre 1943 al giugno 1944 cit. in Il movimento di Liberazione in
Italia, n. 102-1971, p. 56. In realtà, dalle relazioni degli ufficiali citate, il comandante di sta-
zione di Sarteano ebbe un atteggiamento diverso da quello descritto.
46 ASACC, D125.2, relazione del sottotenente in congedo Antonio Vaccaro cit.
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