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L’INTELLIGENCE ITALIANA E LO SPECIAL OPERATIONS EXECUTIVE. L’INEDITA LIAISON
gli effetti dell’infiltrazione avvenuta. Soprattutto - e questo è veramente sugge-
stivo e clamoroso - ci sono voluti settant’anni per comprendere come, per effet-
to di fatali elementi sincronici, quanto realizzato dai servizi italiani abbia effet-
tivamente conformato il corso degli eventi nella Seconda Guerra Mondiale.
Tanto ciò è vero che, per quanto risulta, questa operazione del SIM venne rite-
nuta talmente di ordinaria amministrazione da non aver neanche un nome in
codice.
Ma come fu possibile che proprio il SOE subisse una infiltrazione da parte
del SIM?
John McCaffery (il civile che, dal febbraio 1941, dalla sede diplomatica di
Berna, sotto le mentite spoglie di aiuto-addetto stampa gestiva le operazioni in
Italia), fu il soggetto passivo e il responsabile oggettivo dell’infiltrazione italiana,
avendo attivato strettissimi rapporti con una sedicente rete antifascista, in realtà
costituita da agenti doppiogiochisti del SIM.
Mc Caffery entusiasticamente definiva l’agente 900 - sedicente capo della
formazione segreta - soggetto di prima categoria sul quale puntare tutto, dato che mai
avremo un uomo più abile nel nostro libro paga. E così i suoi entusiastici rapporti giun-
sero persino a Churchill (da sempre erroneamente convinto che in Italia fosse
possibile organizzare un rilevante movimento di guerriglia antifascista), quale
dimostrazione di uno dei migliori successi ottenuti dal SOE.
L’infiltrazione attuata dal SIM fu da manuale: semplice, funzionale e mai
scoperta.
E così le attività della temibile organizzazione vennero controllate in toto
ed anche manipolate, con il valore aggiunto dell’acquisizione di ingentissime
somme di denaro e prezioso materiale bellico.
La celebratissima Operazione Mincemeat, attuata dai britannici nella prima-
vera del 1943, appare dunque - quanto a modalità e risultati - realmente infima
rispetto a quanto ottenuto dagli uomini del SIM dalla fine del 1941 al settembre
1943.
Cesare Amè, con grande obiettività così riassunse l’operazione: Con abile
e cauta azione, sottilmente ispirata ad un piano appropriato, il Centro di controspionaggio
di Lugano riuscì ad individuare dapprima le figure centrali dello spionaggio inglese, a seguir-
ne poi l’attività ed a determinarne i compiti. Mentre in Svizzera venivano controllare le
mosse degli elementi direttivi, si perseguiva in Italia l’attività di agenti inviati a svolgere
azioni di spionaggio e di sabotaggio con materiale esplosivo ed incendiario di grande efficacia.
Fra elementi direttivi nemici in Svizzera ed esecutivi in Italia il Centro di Lugano riuscì ad
inserire nostri insospettabili agenti. Cominciò allora un periodo di lavoro assai fruttifero, a
coronamento dell’azione pazientemente preparata. Identificata e penetrate l’organizzazione
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