Page 367 - Numero Speciale 2024-2
P. 367
L’INTELLIGENCE ITALIANA E LO SPECIAL OPERATIONS EXECUTIVE. L’INEDITA LIAISON
ostilità da parte degli apparati militari, diplomatici e d’intelligence britannici, che
spesso ne caldeggiarono la soppressione.
Infatti, nello stimolare ed utilizzare violenza, sabotaggio e sovversione, il
SOE si interfacciò a volte in maniera effettivamente temeraria con chiunque
(incluse formazioni comuniste, i cui obbiettivi postbellici erano antitetici,
rispetto a quelli dei britannici), risultasse funzionale ai suoi obiettivi.
Come spesso accaduto, i semi piantati in maniera spiccia per esigenze
immediate generano con il tempo frutti velenosi: così, il genere di guerriglia
organizzata e stimolata dal SOE nella Seconda Guerra Mondiale, ha costituito
- soprattutto in Europa - il modello per molte formazioni terroristiche di fine
XX secolo.
Gli agenti del SOE avevano poco in comune con gli appartenenti agli altri
corpi militari (gli uomini in primis il taglio di capelli) e anche con i membri dei
servizi di spionaggio e controspionaggio, anche se talvolta le attività del SOE
ebbero contenuti spionistici. Da ciò consegue che, al di là del dato semantico,
il celebre James Bond non avrebbe mai dovuto esser definito agente segreto,
svolgendo invece tipica attività da agente speciale SOE (non casualmente Peter
Fleming, fratello di Ian aveva militato nel SOE stesso).
La segretezza del corpo fu tale che i vertici dell’organizzazione non erano
identificati e i pochi che avevano la possibilità di contattarli utilizzavano nomi
in codice, che però variavano in relazione all’interlocutore, con intuibili proble-
mi operativi; persino gli emolumenti di tutti i membri del servizio erano esen-
tasse, per evitare la diffusione di dati.
I lasciti più tangibili del SOE furono quelli dovuti alla tecnologia creativa
sviluppata dal settore “Q” (omaggiato nei libri e film dell’agente 007). Vennero
realizzati: minimoto e canoe pieghevoli, sommergibili in miniatura a propulsio-
ne elettrica, mine magnetiche, topi esplosivi, penne, pompe da bicicletta e sapo-
nette esplosive, mine mimetizzate in falsi escrementi di bovini, o elefanti, bar-
babietole da zucchero portagranate, carbone esplosivo; libri, pacchetti di siga-
rette, lattine di cibo, bottoni di camicia, spugne, tubetti di dentifricio e sapone
da barba (che nascondevano altro), polvere pruriginosa, deodoranti anti cani
e… fialette puzzolenti.
Le esigenze di quello che potremmo definire “bellicamente corretto”
hanno determinato un caso di quasi totale censura storiografica sino alle dese-
cretazioni finalmente autorizzate. La segretezza (ed anche l’imbarazzo) sono
stati tali che, per decenni, in Gran Bretagna è stato materialmente impossibile
pubblicare scritti argomentati sullo Special Operations Executive e persino l’esi-
stenza del corpo, sino alla fine del XX secolo, era ufficialmente negata.
365

