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L’INTELLIGENCE ITALIANA E LO SPECIAL OPERATIONS EXECUTIVE. L’INEDITA LIAISON




               rapporti informativi della serie Ultra, la cui gestione fu mediata da sagacia poli-
               tica, prima che operativa, impregnata in alcuni casi anche di pragmatico cini-
               smo; in Italia, invece, ci si affidò alle capacità dei singoli e all’indispensabile arte
               di arrangiarsi, tra patimenti organizzativi, dispersioni operative e mancanza di
               coordinamento. Quale ulteriore elemento di frustrazione, si aggiunse un’inspie-
               gabile sottovalutazione dei risultati ottenuti nei vertici politici e militari. Persino
               Mussolini, notoriamente interessato alle informative riservate di pubblica sicu-
               rezza e ai verbali delle intercettazioni telefoniche, non prestò mai molta atten-
               zione agli strategici rapporti degli organi informativi militari.
                    Anche quanto alle attività informative, l’Italia era entrata in guerra nel
               1940 in uno stato d’impreparazione. Ma, per quanto afflitto da carenze d’or-
               ganico e di adeguati stanziamenti, il SIM, forte del costante utilizzo soprattut-
               to del personale dei Carabinieri Reali, fu in grado di assolvere al suo compito.
               L’attività del servizio beneficiò, attraverso approccio sartoriale, delle straordi-
               narie capacità di singoli elementi, come Giulio Fettarappa-Sandri e Vittorio
               Gamba  (che  conosceva  venticinque  lingue  e  relativi  dialetti),  producendo
               risultati  da  manuale.  Tra  i  più  rilevanti  successi  ci  fu  quello  derivante
               dall’«assalto alle ambasciate», gestito dalla sezione «Bonsignore», diretta dal
               tenente  colonnello  Mario  Bertacchi  e  gestita  operativamente  dal  maggiore
               (poi tenente colonnello) Manfredi Talamo (tra i martiri delle Cave Ardeatine)
               e dal capitano Eugenio Piccardo, tutti appartenenti all’Arma dei Carabinieri .
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                    Senza lasciar traccia, le casseforti di molte delle ambasciate e legazioni pre-
               senti a Roma vennero aperte e così, documenti riservatissimi e codici crittogra-
               fici  venivano  fotografati,  ovvero  asportati  e  rimessi  a  posto  nello  spazio  di
               poche ore. Attraverso questa attività di prelievo (in codice definita “attività P”),
               il SIM venne in possesso anche del piano crittografico statunitense, definito
               “Codice Nero”. E così per molti mesi le forze dell’Asse impegnate in Africa riu-
               scirono a conoscere i piani operativi britannici in Medio Oriente ed Africa, con
               decisivi benefici bellici.
                    Al richiamo di questa negletta operazione consegue demolizione di una
               granitica vulgata, parimenti coltivata dalla saggistica storica e dalla divulgazione
               giornalistica di tutto il mondo: gli iniziali successi delle truppe dell’Asse nella
               guerra in Africa e la conseguente nascita del mito di Rommel derivarono in veri-
               tà dalle strategiche informazioni fornite dagli organi d’intelligence italiani, grazie
               all’acquisita conoscenza del “Codice Nero”.

               3    Su Talamo si veda anche il contributo di Paolo Formiconi nelle pagine del Numero Speciale
                    2024, I carabinieri del 1944. Il Regno d’Italia, pp. 255-265. Sui Martiri delle Fosse Ardeatine
                    si  rinvia  a  Mario  Avagliano  -  Marco  Palmieri,  Le  vite  spezzate  delle  Fosse  Ardeatine,  Torino,
                    Einaudi, 2024, nonché al loro contributo presente in questo numero speciale.

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