Page 365 - Numero Speciale 2024-2
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L’INTELLIGENCE ITALIANA E LO SPECIAL OPERATIONS EXECUTIVE. L’INEDITA LIAISON
rapporti informativi della serie Ultra, la cui gestione fu mediata da sagacia poli-
tica, prima che operativa, impregnata in alcuni casi anche di pragmatico cini-
smo; in Italia, invece, ci si affidò alle capacità dei singoli e all’indispensabile arte
di arrangiarsi, tra patimenti organizzativi, dispersioni operative e mancanza di
coordinamento. Quale ulteriore elemento di frustrazione, si aggiunse un’inspie-
gabile sottovalutazione dei risultati ottenuti nei vertici politici e militari. Persino
Mussolini, notoriamente interessato alle informative riservate di pubblica sicu-
rezza e ai verbali delle intercettazioni telefoniche, non prestò mai molta atten-
zione agli strategici rapporti degli organi informativi militari.
Anche quanto alle attività informative, l’Italia era entrata in guerra nel
1940 in uno stato d’impreparazione. Ma, per quanto afflitto da carenze d’or-
ganico e di adeguati stanziamenti, il SIM, forte del costante utilizzo soprattut-
to del personale dei Carabinieri Reali, fu in grado di assolvere al suo compito.
L’attività del servizio beneficiò, attraverso approccio sartoriale, delle straordi-
narie capacità di singoli elementi, come Giulio Fettarappa-Sandri e Vittorio
Gamba (che conosceva venticinque lingue e relativi dialetti), producendo
risultati da manuale. Tra i più rilevanti successi ci fu quello derivante
dall’«assalto alle ambasciate», gestito dalla sezione «Bonsignore», diretta dal
tenente colonnello Mario Bertacchi e gestita operativamente dal maggiore
(poi tenente colonnello) Manfredi Talamo (tra i martiri delle Cave Ardeatine)
e dal capitano Eugenio Piccardo, tutti appartenenti all’Arma dei Carabinieri .
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Senza lasciar traccia, le casseforti di molte delle ambasciate e legazioni pre-
senti a Roma vennero aperte e così, documenti riservatissimi e codici crittogra-
fici venivano fotografati, ovvero asportati e rimessi a posto nello spazio di
poche ore. Attraverso questa attività di prelievo (in codice definita “attività P”),
il SIM venne in possesso anche del piano crittografico statunitense, definito
“Codice Nero”. E così per molti mesi le forze dell’Asse impegnate in Africa riu-
scirono a conoscere i piani operativi britannici in Medio Oriente ed Africa, con
decisivi benefici bellici.
Al richiamo di questa negletta operazione consegue demolizione di una
granitica vulgata, parimenti coltivata dalla saggistica storica e dalla divulgazione
giornalistica di tutto il mondo: gli iniziali successi delle truppe dell’Asse nella
guerra in Africa e la conseguente nascita del mito di Rommel derivarono in veri-
tà dalle strategiche informazioni fornite dagli organi d’intelligence italiani, grazie
all’acquisita conoscenza del “Codice Nero”.
3 Su Talamo si veda anche il contributo di Paolo Formiconi nelle pagine del Numero Speciale
2024, I carabinieri del 1944. Il Regno d’Italia, pp. 255-265. Sui Martiri delle Fosse Ardeatine
si rinvia a Mario Avagliano - Marco Palmieri, Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine, Torino,
Einaudi, 2024, nonché al loro contributo presente in questo numero speciale.
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