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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Ne è conseguita rilevante lacuna storiografica, inevitabile conseguenza di
             una divulgazione sviluppatasi in voluta carenza di contestualizzazione, finaliz-
             zata al raggiungimento ancillare di conclusioni precostituite.
                  Dunque, non risulta ancora metabolizzato come, elementarmente, cono-
             scere e divulgare non significhi aderire, ed anche che, entrare in relazione intel-
             lettuale con il pubblico osti ad analisi scorrette, basate anche sull’aspettativa
             della passività del fruitore. Chi divulga e insegna non dovrebbe smettere di pen-
             sare liberamente e non dovrebbe mai tradire un insegnamento assai risalente:
             quello di Eraclito, ritenuto il pensatore oscuro per eccellenza, il quale, molto
             tempo fa e in maniera viceversa molto chiara ricordò per l’eternità che Non tro-
             verai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.
                  E tra le tante “scoperte” (che tali non avrebbero dovuto essere), c’è così
             stata quella relativa al peculiare sodalizio costituitosi alla fine del 1943 e conso-
             lidatosi nel 1944, per svilupparsi anche oltre, tra la più segreta delle organizza-
             zioni belliche britanniche e gli uomini dei servizi informativi italiani, rimasti
             fedeli al re d’Italia e riorganizzatisi nell’Italia meridionale.

             2.  La proficua attività del Servizio Informazioni Militari (SIM)
                  Per quanto ciò sia poco e male conosciuto (in conseguenza della sindrome
             del bambino buttato via con l’acqua sporca), resta il fatto che i servizi segreti
             militari [prevalentemente il Servizio Informazioni Militari (SIM)], svolsero in
             maniera assai efficace la loro attività nella Seconda Guerra Mondiale .
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                  La prova di ciò - portando i fatti a conferma- è fornita dai riconoscimenti
             provenienti proprio da chi patì i successi degli italiani: William Deakin (amico e “assi-
             stente letterario” di Churchill, storico, nonché agente di quello Special Operations
             Executive del quale tra breve si accennerà), li definì l’avversario professionalmente più
             brillante operante in Europa; Douglas Dodds-Parker, comandante della segretissi-
             ma base africana denominata Massingham, riconobbe che il SIM fu il servizio segre-
             to più efficiente con l’eccezione di quello giapponese, ma il più duro da raggirare .
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                  E va sottolineato come i risultati ottenuti dai servizi informativi italiani
             non conseguissero alla superiorità tecnologica. Nel campo britannico l’acquisita
             comprensione del funzionamento della macchina Enigma, generò i fondamentali


             1    Gian Luca Barneschi, I servizi informativi italiani nella Seconda guerra Mondiale, in Atti del Convegno
                  internazionale di studi storici sui servizi informativi militari italiani Modena, Accademia Militare 26-
                  27  novembre  2019,  Stato  Maggiore  dell’Esercito  Ufficio  Storico  Roma,  Ministero  della
                  Difesa Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, 2023, p. 83.
             2    Gian Luca Barneschi, L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio. Le missioni dell’agente speciale Dick
                  Mallaby, Gorizia, LEG, 2013, p. 62, nonché: idem, An Englishman Abroad, Osprey, Oxford,
                  2019, p. 67.

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