Page 364 - Numero Speciale 2024-2
P. 364
I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Ne è conseguita rilevante lacuna storiografica, inevitabile conseguenza di
una divulgazione sviluppatasi in voluta carenza di contestualizzazione, finaliz-
zata al raggiungimento ancillare di conclusioni precostituite.
Dunque, non risulta ancora metabolizzato come, elementarmente, cono-
scere e divulgare non significhi aderire, ed anche che, entrare in relazione intel-
lettuale con il pubblico osti ad analisi scorrette, basate anche sull’aspettativa
della passività del fruitore. Chi divulga e insegna non dovrebbe smettere di pen-
sare liberamente e non dovrebbe mai tradire un insegnamento assai risalente:
quello di Eraclito, ritenuto il pensatore oscuro per eccellenza, il quale, molto
tempo fa e in maniera viceversa molto chiara ricordò per l’eternità che Non tro-
verai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.
E tra le tante “scoperte” (che tali non avrebbero dovuto essere), c’è così
stata quella relativa al peculiare sodalizio costituitosi alla fine del 1943 e conso-
lidatosi nel 1944, per svilupparsi anche oltre, tra la più segreta delle organizza-
zioni belliche britanniche e gli uomini dei servizi informativi italiani, rimasti
fedeli al re d’Italia e riorganizzatisi nell’Italia meridionale.
2. La proficua attività del Servizio Informazioni Militari (SIM)
Per quanto ciò sia poco e male conosciuto (in conseguenza della sindrome
del bambino buttato via con l’acqua sporca), resta il fatto che i servizi segreti
militari [prevalentemente il Servizio Informazioni Militari (SIM)], svolsero in
maniera assai efficace la loro attività nella Seconda Guerra Mondiale .
1
La prova di ciò - portando i fatti a conferma- è fornita dai riconoscimenti
provenienti proprio da chi patì i successi degli italiani: William Deakin (amico e “assi-
stente letterario” di Churchill, storico, nonché agente di quello Special Operations
Executive del quale tra breve si accennerà), li definì l’avversario professionalmente più
brillante operante in Europa; Douglas Dodds-Parker, comandante della segretissi-
ma base africana denominata Massingham, riconobbe che il SIM fu il servizio segre-
to più efficiente con l’eccezione di quello giapponese, ma il più duro da raggirare .
2
E va sottolineato come i risultati ottenuti dai servizi informativi italiani
non conseguissero alla superiorità tecnologica. Nel campo britannico l’acquisita
comprensione del funzionamento della macchina Enigma, generò i fondamentali
1 Gian Luca Barneschi, I servizi informativi italiani nella Seconda guerra Mondiale, in Atti del Convegno
internazionale di studi storici sui servizi informativi militari italiani Modena, Accademia Militare 26-
27 novembre 2019, Stato Maggiore dell’Esercito Ufficio Storico Roma, Ministero della
Difesa Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, 2023, p. 83.
2 Gian Luca Barneschi, L’inglese che viaggiò con il re e Badoglio. Le missioni dell’agente speciale Dick
Mallaby, Gorizia, LEG, 2013, p. 62, nonché: idem, An Englishman Abroad, Osprey, Oxford,
2019, p. 67.
362

