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IL FRIULI VENEZIA GIULIA NELLA RESISTENZA. I CARABINIERI DEL BATTAGLIONE TRIESTINO
scelta motivata da un’opzione ponderata fra collaborare con il potere e lottare
clandestinamente, ma va inquadrata nella tendenza naturale dell’uomo a rag-
grupparsi e a rimanere uniti nel momento del pericolo. Rimasero così ai loro
posti, non solo ma soprattutto, molti dei soldati che erano impossibilitati a tor-
nare a casa o che avevano trascorso i tre anni di guerra nella propria città o poco
lontana dalla stessa. Erano costoro i più restii ad abbandonare le loro sedi ope-
rative stante le serie preoccupazioni per l’incertezza del momento. E furono
questi uomini a costituire la vera base del nuovo esercito di Salò. Diversa invece
la composizione delle unità principali come la X Mas e i Bersaglieri, formate da
volontari con un senso di patria diverso dai primi e, in gran parte, fedeli a
Mussolini. Trattando dell’esercito della RSI non vanno dimenticate poi quelle
che saranno le Brigate Nere che, però, per la ferocia con cui si distinsero non
possono essere equiparate a unità combattenti ma a forze di polizia politica.
Mentre Mussolini costituiva e organizzava il nuovo Stato cominciarono a
verificarsi i primi scontri armati tra coloro che avevano deciso di seguirlo e
coloro che invece avevano preso la strada della montagna decisi a resistere con
le armi ai tedeschi. La resistenza armata fu un fenomeno nuovo nella storia
d’Italia, non solo sotto l’aspetto militare ma anche sotto quello politico e, anco-
ra più specificatamente, dal punto di vista politico-militare urbano e rurale.
Squadra di mortaisti della Wehrmacht in azione di supporto alle operazioni di controguerriglia
(Fonte: collezione Cernigoi)
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