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IL FRIULI VENEZIA GIULIA NELLA RESISTENZA. I CARABINIERI DEL BATTAGLIONE TRIESTINO
Dopo tre anni di guerra l’Italia era allo stremo e da più parti si chiedeva
al regime un cambio di passo. Ma se il tessuto sociale del nostro Paese era
ovunque lacerato, nella Venezia Giulia lo era di più. L’attacco alla Jugoslavia,
come tutte le guerre, aveva portato lutti e tragedie infierendo soprattutto sulla
popolazione civile e aprendo una voragine tra gli occupanti italo-tedeschi-
ungheresi e i popoli balcanici (compresa la Slovenia), rendendo tutti questi
ultimi assetati di vendetta. Ne era nata in Jugoslavia una resistenza che però
non era univoca, c’era quella monarchica e quella rivoluzionaria a matrice
maggioritaria comunista.
Tra le due, nel giro di pochissimo tempo, si accese una lotta spietata che
vide il trionfo della seconda, guidata da Tito, accettata e supportata dai gover-
ni inglese, americano e sovietico. La cooptazione di Belgrado tra le nazioni
Alleate non solo accelerò la cooperazione militare ma politicamente chiarì
anche che la Jugoslavia stava dalla parte giusta e che l’Italia avrebbe dovuto
pagare, in termini anche e soprattutto territoriali, per la sua aggressione. Tutti
gli italiani furono designati, tout court, fascisti e ritenuti responsabili delle vio-
lenze.
Per chi voleva chiarire che non tutti gli italiani erano aggressori e ricucire
le ferite inferte dal Giunta, operare in quella zona di operazioni, a cavallo tra
etnie diverse divenne una necessità prima che oggettiva, morale.
Nella primavera del 1943, con la consapevolezza che l’Italia era destinata
a perdere, la situazione in essere era talmente complessa che gruppi di vario
orientamento politico cominciarono a muoversi per attutire una possibile resa
dei conti che avrebbe potuto avere conseguenze inimmaginabili nel tessuto
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sociale della Venezia Giulia .
Così, in quel periodo, e all’inizio dell’estate, nelle vecchie province
dell’Impero Austro Ungarico si crearono nuove alleanze, con la resistenza jugo-
slava, in particolare tra il Partito Comunista Italiano (PCI) e il Partito
Comunista Jugoslavo (PCJ) .
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La caduta di Mussolini nel luglio 1943 diede vita a tanti festeggiamenti in
Italia che in queste zone non furono ostacolati da alcune forza dell’ordine. Le
più tristi vicende dell’8 settembre 1943 e l’avvio dell’operazione “Alarico” con
la quale truppe tedesche furono ridislocate in Italia costituiscono i prodromi
della lotta di Liberazione.
2 Istituto Friulano per la Storia del Movimento di Liberazione, Nazionalismo e Neofascismo nella
lotta politica al confine orientale 1945-1975, Trieste, 1977.
3 Pierluigi Pallante, Il Partito Comunista Italiano e la questione nazionale Friuli Venezia-Giulia 1941-
1945, Udine, Del Bianco editore, 1980, p. 49, oppure Paolo Spriano, Storia del PCI, Torino,
Einaudi, 1967-1975.
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