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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Nella restante parte d’Italia, il clima di allegria frutto della speranza che le
             dimissioni di Mussolini avevano suscitato, fu destinato ad esaurirsi presto e a
             lasciare il posto all’angoscia e all’incertezza che dovunque segnarono i 45 giorni
             che vanno dal 25 luglio all’8 settembre 1943. Mentre l’esercito italiano si dissol-
             veva,  il  Paese  veniva  occupato  integralmente  dai  tedeschi  che  iniziarono  i
             rastrellamenti degli ex alleati e il loro concentramento per la successiva depor-
             tartazione. Mussolini, con un colpo di mano, veniva liberato dal Gran Sasso e
             spedito in Germania per poi ritornare in Italia e dare il via alla nascita del nuovo
             Stato fascista con la denominazione di Repubblica Sociale Italiana (RSI).
                  Nella Venezia Giulia, a complicare ulteriormente il già complesso quadro
             politico e sociale giunse, alla fine di settembre, un ordine diretto di Hitler con cui
             due territori, l’Alpenvorland e l’Adriatisches Küsterland, venivano sottratti all’ammi-
             nistrazione  italiana  e  dichiarati  Zone  di  Operazioni.  L’Adriatisches  Küsterland,
             comprendente le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, fu
             posto  sotto  il  governo  del  Gauleiter della Carinzia, Friedrich Rainer. Questa
             annessione  di  fatto  di  territori  italiani  alla  Germania  era  stata  preparata  già,
             durante il periodo intercorrente tra la caduta di Mussolini e l’armistizio, dai grup-
             pi nazisti operanti segretamente a Innsbruck e Klagenfurt. Nella fase iniziale del-
             l’occupazione, comunque, i tedeschi non delinearono confini precisi nè emisero
             decreti di annessione che potessero avere valore di principio ipotecario. Il fatto
             consentì alle forze rimaste fedeli al Duce, e non erano poche in regione, di poter
             stanziare le unità di polizia nei presidi militari che agivano sotto diretto comando
             tedesco ma erano gestiti amministrativamente dagli organi della RSI. Oltre ai
             reparti militari, per lo più formati da volontari, nella regione Giulia si insediaro-
             no anche, con la rinascita del neo costituito Partito Fascista Repubblicano (PFR),
             forme di organizzazione politica. Sorprendentemente quello che rimase presso-
             ché inalterato fu la continuità dei presidi di polizia e carabinieri.
                  Nella situazione di fluidità in essere in cui, come già detto sopra, molti sol-
             dati  del  disciolto  Regio  Esercito  venivano  catturati  dai  tedeschi  e  spediti  in
             Germania, molti militari decisero di imbracciare le armi e rifugiarsi in montagna
             formando bande di guerriglieri o, come amavano definirsi, di ribelli. Nella situa-
             zione di eccitazione e di speranza di una rapida avanzata anglo americana, all’ini-
             zio e per moltissimi di questi, il colore politico e le finalità rivoluzionarie veniva-
             no in seconda istanza. È in questo difficile contesto che vanno inquadrate le scel-
             te effettuate dai singoli e anche, e soprattutto, dai carabinieri. La complessità del
             confine orientale che in brevissime righe abbiamo cercato di delineare fa assu-
             mere a quelle scelte un carattere particolare ed unico nel contesto italiano.
                  Per molti, la scelta di combattere o per la RSI o per i partigiani non fu una

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