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IL FRIULI VENEZIA GIULIA NELLA RESISTENZA. I CARABINIERI DEL BATTAGLIONE TRIESTINO
la 162ª divisione Turkestana che, in un paio di giorni, ebbero ragione delle forze
partigiane italo-slovene lì ubicate, uccidendo molti uomini e costringendo i
superstiti a rifugiarsi nella Selva di Tarnova nel circhinese e sul Carso di
Comeno. Con immediatezza, però, le brigate slovene, duramente provate ma
equipaggiate di tutto punto (i partigiani si erano armati e vestiti utilizzando
l’equipaggiamento trovato nelle caserme abbandonate), ripresero l’attività guer-
rigliera più determinate di prima, riorganizzandosi in efficaci formazioni milita-
ri simili ad un esercito regolare. Gli operai monfalconesi invece, che avevano
partecipato coraggiosamente al primo scontro armato, erano sprovvisti di tutto
ma soprattutto non erano organizzati militarmente. Per questo molti di loro
erano morti e molti erano stati catturati; i superstiti, senza direttive, senza piani
di evacuazione, senza un’organizzazione solida alle spalle, tornarono veloce-
mente alle proprie case. Fu solo dopo quella battaglia, infatti, che cominciarono
ad organizzarsi militarmente. Solo un gruppetto di irriducibili decise di conti-
nuare a combattere unendosi ai superstiti della brigata slovena. Da quel piccolo
nucleo nacque il battaglione d’assalto Triestino .
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4. Con chi schierarsi
Ricordiamo che i carabinieri presenti nella zona erano i tutori dell’ordine
sociale costituito. Per loro la scelta fra rimanere e andare in clandestinità fu
notevolmente più difficile e complicata rispetto a tutti gli altri, aggravata dalla
consapevolezza di essere trattati dai tedeschi come dei traditori badogliani,
uomini di cui non ci si poteva fidare e dagli sloveni come oppressori.
Nella valutazione da effettuare rilevante era anche il peso che occupavano
le famiglie che molti di loro avevano, situazioni contingenti, quindi. Un altro
aspetto non secondario era il fatto che i tedeschi arrivarono in massa e in nume-
ro sufficiente a stabilire rapporti di forza a loro favorevoli.
Nell’incertezza assoluta, all’arrivo dei tedeschi e dei partigiani slavi molte
stazioni e compagnie rimasero al loro posto. Poi, mano a mano che la situazione
veniva delineandosi, alcuni reparti, soprattutto quelli all’interno delle zone di
guerriglia, si sciolsero. Dei disciolti, alcuni entrarono nelle file partigiane, altri
presero la via del rientro alle proprie abitazioni, altri ancora si unirono al gruppo
carabinieri di Gorizia o di Trieste, i due capoluoghi in diretto contatto con i ribelli.
La difficoltà a raccontare la storia di questi uomini sta nella mancanza di
dati certi sui loro nomi, e, in particolare, sul loro inquadramento al momento
dell’arruolamento nelle formazioni partigiane.
7 Cernigoi Enrico, La brigata d’Assalto “Triestina” nella Zona d’Operazioni Litorale Adriatico. Un storia
militare, 1943-1945, Associazione culturale Tempora, Le Poligrafiche San Marco di Cormons.
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