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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Com’è noto, infatti, il nome di ognuno non veniva più usato, cadeva nel-
l’oblio, veniva assunto un soprannome di battaglia e l’inquadramento, in manie-
ra generica, era quello di ex militare, perlomeno così risulta dai ruolini delle
unità partigiane presenti nella Venezia Giulia. Che di carabinieri ce ne fossero
tanti lo sappiamo dalle interviste, dai diari personali e dalla tenacia di alcuni
ricercatori.
Un gruppo del battaglione del Carso della Brigata Triestina nel centro Pasquale Pozzi (Badoglio)
località di Zagrajc estate 1944
(Fonte: collezione Cernigoi)
A Gorizia, zona nella quale operava il battaglione triestino, il gruppo
Carabinieri, privo di una parte di reparti, decise di continuare a funzionare rego-
larmente con la consapevolezza di dover garantire in qualche modo la popola-
zione locale dalla guerriglia slava, decisamente aggressiva e stemperare gli ecces-
si del nuovo occupante, che si sapeva essere senza freni. Il maggiore Guido
Verde, comandante locale, fu il primo ad essere costretto a spostarsi da Gorizia
per evitare l’arresto da parte della polizia di sicurezza tedesca. Andò a Merna,
una delle sedi del neocostituito battaglione Triestino, ma la situazione di caos
ivi imperante in quel momento non lo convinse a restare e, aiutato dai suoi
uomini, si allontanò dalla zona .
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8 Relazione sull’attività organizzativa e operativa del Gruppo Carabinieri della Brigata Sap
dell’Isonzo dall’8 settembre 1943 al 2 maggio 1945. Verde raggiunse il suo paese d’origine si
unì alla resistenza.
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