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IL FRIULI VENEZIA GIULIA NELLA RESISTENZA. I CARABINIERI DEL BATTAGLIONE TRIESTINO




                    L’episodio in sè dimostra che già all’inizio della guerra partigiana vi era un
               collegamento sicuro tra i carabinieri e i ribelli italiani. La partenza del maggiore
               aggiunse sbandamento tra le fila del reparto che, dopo aver proceduto ad una
               riorganizzazione  e  purtroppo  aver  perso  altro  personale,  scelse  di  rimanere
               seguendo le indicazioni del Governo Badoglio. Mentre il battaglione Triestino
               iniziava la sua non facile organizzazione sul Carso di Comeno, il comando tede-
               sco ordinò un rastrellamento per annientarlo prima che potesse rappresentare
               un problema. Ad effettuarlo furono mandati un gruppo di tedeschi e uno di
               carabinieri (inviati con l’inganno) provenienti da Trieste e da Gorizia e coman-
               dati dal capitano Giuseppe Marchi e dal sottotenente Enrico Riziero Galvaligi .
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                    I militari però, anziché attuare le direttive tedesche, cercarono di passare,
               armi e bagagli, dalla parte dei partigiani. Ma gli ufficiali dell’SD, quasi tutti pro-
               venienti dall’Einsatkommando T4, padroni delle tecniche di controguerriglia e
               informati di tutto ciò che succedeva in virtù delle tecniche affinate nella lotta in
               URSS, contromanovrarono e inibirono la diserzione. E mentre il gruppo di
               Gorizia rientrò senza problemi nel capoluogo isontino, gli appartenenti di quel-
               lo di Trieste furono arrestati e deportati in Germania. I due ufficiali invece si
               unirono ai partigiani con lo scopo di rientrare quanto prima nelle loro città
               natali. Marchi andò in Sardegna e di lui non si seppe più niente, Galvaligi rientrò
               a Bologna. Chiamato con l’inganno dai tedeschi a testimoniare in un processo
               a Trieste, Galvaligi si presentò in abiti borghesi; riconosciuto da un suo carabi-
               niere  fu  fatto  allontanare  prima  di  essere  arrestato.  Raggiunse  nuovamente
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               Bologna e si unì alla resistenza .
                    Il salentino Antonio Carmelo Devincenti  ebbe una storia analoga ma con
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               un finale tragico. La conoscenza di quanto accaduto la si deve alla caparbia volon-
               tà di ricerca della verità di Enzo Poci. Devincenti, inquadrato dal 1942 nella legio-
               ne Carabinieri di Trieste, era riuscito a sottrarsi all’arresto da parte delle forze di
               polizia  di  sicurezza  tedesche  ed  era  entrato  nelle  file  dell’allora  battaglione
               Triestino. Ardimentoso, cadde in combattimento a Prevacina il 28 maggio 1944.
               La storia del carabiniere Borio Battista è già stata descritta da Enrico Cursi .
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                    Ricordiamo solo che il giovane si unì al battaglione Triestino e divenne
               comandante della caraula (posto di tappa) n. 3 con sede a Ranziano.

               9    Che cadrà nel 1980 sotto il fuoco delle Brigate Rosse.
               10   Franco Miccoli, Carabinieri a Gorizia, 1942-1945, memorie di anni bui, Istituto regionale per la
                    storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Trieste, 2013.
               11   La ricostruzione della figura di Devincenti in Enzo Poci, Società di storia patria per la Puglia.
               12   Enrico Cursi, I carabinieri paracadutisti impegnati nella resistenza, in Flavio Carbone (a cura di), I
                    Carabinieri del 1943. Numero Speciale della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, a. LXX (2023), pp.
                    253-265.

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